di Guido Keller –
Il programma di riforme e di interventi che il governo di Alexis Tsipras ha spedito a Bruxelles non ha soddisfatto gli esperti dell’Eurogruppo. Al punto che il presidente Jeroen Dijsselbloem ha dichiarato che “A marzo non verrà versata alcune tranche di aiuti” alla Grecia, perché la lista è “lontana dall’essere completa” e comunque l’attuazione ne richiederebbe “tempi lunghi”.
Della cose se ne parla oggi a Bruxelles in occasione della riunione dei ministri degli Esteri dell’Eurogruppo, ma già ieri Tsipras ha chiamato al telefono il presidente della Bce Mario Draghi auspicando che le posizioni non vengano dettate dalle influenze politiche.
Distribuite su sette punti e comunque senza entrare in antitesi con il programma elettorale di Syriza, il partito del premier, le misure prevedono la lotta accanita all’evasione fiscale, male che in Grecia interessa la metà della popolazione, come pure al contrabbando ed ai traffici illeciti: si tratta di un’operazione che nei propositi dovrebbe portare alle casse dello stato 7 miliardi di euro.
Inoltre la lista prevede un ritocco dell’Iva, sempre che non comporti un “impatto negativo sulla giustizia sociale” ed eviti “sconti ingiustificati”; una patrimoniale, ovvero un impegno perché “tutte le aree della società, specialmente quelle benestanti, contribuiscano equamente” alla spesa; nel programma c’è anche un passaggio sulle pensioni e sui benefit degli statali.
La Grecia si è impegnata “a non ritirare le privatizzazioni già completate e a rispettare, in base alla legge, quelle per cui è stato lanciato il bando”, ma “rivedrà quelle non ancora lanciate puntando a migliorare i benefici a lungo termine per il Governo”. Quindi non “svendite”, come nel caso del porto del Pireo ai cinesi.
Vi è poi la consultazione delle parti sociali per sostenere i disoccupati ed un aumento della concorrenza nei servizi, come pure riforme nel sistema giudiziario e la garanzia del’indipendenza istituzionale e funzionale dell’Elstat, l’organismo statistico.
Nei punti vi sono (ancora) la revisione della spesa pubblica “in tutti i settori”, inclusi i Ministeri, che da 16 scenderanno a 10, come pure l’utilizzo a pieno del Fondo di stabilità finanziaria greco per le banche e la ricapitalizzazione dei prestiti in sofferenza.
Per il tema della povertà Tsipras ha mantenuto il sostegno alle classi indigenti attraverso buoni pasto, energia e sanità gratuite e la possibile estensione dello schema pilota di salario minimo attraverso l’”inserimento graduale di un nuovo approccio alla contrattazione collettiva per bilanciare la flessibilità con l’equità”, che “sarà fatto in consultazione con le istituzioni europee”.
Un pacchetto integrato, come era stato richiesto a febbraio- Ma “insufficiente”, come lo ha bollato Dijsselbloem,
Se le cose non cambieranno a saltare saranno i 7,6 miliardi di euro quale parte del prestito (in due tranche) di 240 miliardi di euro, la Grecia non sarà in grado di far fronte ai propri impegni finanziari, e questo mese sono da rimborsare 1,5 miliardi di euro al Fmi e il governo rischia non riuscire a pagare neppure gli stipendi dei dipendenti pubblici.
Il clima è cambiato, quindi, ed aleggia il timore che la Grecia non riesca a stare nell’euro, nonostante il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker abbia ribadito nei giorni scorsi che “non ci sarà mai una Grexit”.

