di Enrico Oliari –

E’ finalmente tornato in Italia Domenico Quirico, il 62enne inviato di guerra de “La Stampa” rapito ormai 5 mesi fa mentre cercava di raggiungere Homs e liberato ieri grazie al lavoro intenso del Ministero degli Esteri e dei Servizi segreti italiani: ad accoglierlo all’aeroporto di Ciampino, dove è giunto con un volo di Stato a mezzanotte e mezzo, il ministro Emma Bonino; insieme a Quirico ha viaggiato il belga Pier Piccinin, sequestrato insieme al giornalista italiano.

Le prime parole a caldo di Domenico Quirico sono state di ringraziamento al governo italiano, ma ha anche affermato: “Ho cercato di raccontare la Rivoluzione, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito: non è più la rivoluzione laica e democratica che avevo conosciuto ad Aleppo”; ed ancora “E’ come se fossi vissuto cinque mesi su Marte, ed i marziani erano cattivi. Ho scoperto solo oggi chi è il presidente della Repubblica del mio Paese. Ho avuto paura, non mi hanno trattato bene”.

La notizia del rilacio è stata accolta con entusiasmo presso la redazione del quotidiano torinese: a comunicare l’avvenuta liberazione il direttore Mario Calabresi, informato dal ministro Bonino; anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso “vivissimo apprezzamento per l’impegno dispiegato dal ministro Emma Bonino, dal ministero degli Esteri e dai Servizi per il successo di tutti i delicatissimi passi volti a garantire la libertà di Domenico Quirico”. Ed ovviamente gioia da parte delle figlie, le quali si sono dette “Emozionate e felici”.

Questa notte Quirico, che all’arrivo è apparso provato ma in buona salute, dormirà a Roma per essere domani interrogato dagli inquirenti, quindi potrà raggiungere le famiglia a Govone, in provincia di Cuneo.

Nelle prossime ore si saprà da chi ed in quali circostanze lui ed il collega Piccinin sono stati rapiti in Siria: le informazioni che sono girate fino ad oggi lo davano nelle mani del gruppo jihadista di “Jabat al-Nusra”, mentre l’altro italiano, padre Paolo Dall’Oglio, sarebbe stato sequestrato dai fondamentalisti dello “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante”. Entrambi i gruppi combattono contro il regime di Bashar al-Assad, anche se vi sono state scaramucce contro l’Esercito degli insorti e contro i curdi per il controllo dei check-point.