di Guido Keller –

I qaedisti dell’Isil hanno diffuso in rete un video con la decapitazione di un altro giornalista statunitense: si tratta del 31enne Steven Sotloff, rapito al confine fra la Siria e la Turchia nell’agosto 2013, nel paese mediorientale come freelance per Time, National Interest e MediaLine.

Le immagini, della durata di 2 minuti e 46 secondi, sono del tutto simili a quelle della drammatica sorte toccata il 19 agosto a James Foley, forse si tratterebbe di un video registrato lo stesso giorno e nello stesso posto. Anche in questo caso il prigioniero è stato vestito con una tuta arancione che richiama quella portata dai prigionieri di Guantanamo, lo sfondo è quello del deserto del nord della Siria e di fianco il boia vestito di nero, che dopo un lungo discorso contro gli Stati Uniti taglia la gola al giornalista con un grosso coltello.

L’assassino, che ha minacciato di morte anche un altro ostaggio che appare nel filmato, il britannico David Cawthorne Haines, si è espresso in perfetto inglese e gli esperti stanno verificando se si tratti dell’omidica di Foley: in questo caso sarebbe l’uomo identificato dalla stampa come “Jihadi John”, forse il rapper 24enne londinese Abdel Majed Abdel Bary. “Obama, sono tornato” – ha detto il terrorista che ha ucciso Sotloff – “Vattene dall’Iraq“. “Sono tornato Obama e sono tornato per la tua arrogante politica estera contro” l’Isil. E ancora, “questa è un’occasione per avvertire i governi che entrano in questa malvagia alleanza con l’America contro lo Stato Islamico: si tirino indietro e lascino il nostro popolo in pace”.

Il giornalista americano è stato costretto a dire, prima di venire sgozzato, che “Sono Steven Joel Sotloff. Sono sicuro che a questo punto sapete esattamente chi sono e perché appaio davanti a voi. E ora ecco il mio messaggio. Obama, la tua politica estera di intervento in Iraq avrebbe dovuto servire a tutelare vite e interessi americani, così perché adesso io pago il prezzo della tua interferenza con la mia vita? Non sono un cittadino americano? Hai speso miliardi di dollari dei contribuenti e abbiamo perso migliaia di uomini in combattimenti precedenti contro lo Stato Islamico, qual è dunque l’interesse del popolo a riaccendere questa guerra? Per il poco che so di politica estera ricordo il tempo in cui non potevi vincere un’elezione senza promettere di riportare le truppe indietro da Iraq e Afghanistan e di chiudere Guantanamo. E ora siamo qui, verso la fine del tuo mandato: non hai raggiunto nessuno di questi obiettivi e stai ingannevolmente conducendo il popolo americano verso il fuoco”.

Il 28 agosto la madre del giornalista aveva rivolto un appello al leader dell’Isil, Abu Bakr al-Baghdadi, dove affermava che il figlio non doveva pagare per le azioni del governo di Washington e che, in quanto giornalista, teneva la parte dei deboli: “Tu, il califfo, puoi garantire l’amnistia – aveva detto in un video Shirley Sotloff – . Ti chiedo per favore di rilasciare mio figlio, di usare la tua autorità per risparmiare la sua vita”.

Secondo il Wall Street Journal, che cita la testimonianza di una fonte dell’amministrazione Usa, anche David Cawthorne Haines sarebbe stato ucciso da lì a poco.

Gli Stati Uniti stanno intervenendo in Iraq con raid mirati contro i qaedisti dell’Isil e si stanno preparando per fare altrettanto in Siria, probabilmente al confine fra i due paesi per non sostenere indirettamente Bashar al-Assad; sono inoltre impegnati nel rifornire di armi i militari iracheni e i peshmerga curdi per respingere i miliziani, oltre che nel portare aiuti alle minoranze oppresse.

La Casa Bianca ha subito detto che valuterà l’autenticità del filmato, aggiungendo però che “le nostre preghiere e i nostri pensieri sono con la famiglia. Gli Usa hanno dedicato tempo e risorse al salvataggio di Sotloff”, ha detto il portavoce Josh Earnest. Mentre il Dipartimento di Stato Usa lo ha definito “un atto terrificante”. Stessa reazione da parte del premier britannico, David Cameron: “E’ disgustoso e spregevole”.