di Shorsh Surme –
Di cosa hanno parlato il sultano turco Recep Tayyip Erdogan e lo zar Putin nel primo colloquio a San Pietroburgo, dopo essersi detti peste e corna l’uno dell’altro? La risposta è che hanno parlato di tutto, economia, energia (gas naturale), progetti nel settore della difesa e del turismo, tranne che della guerra in Siria e dei Curdi del Kurdistan della Siria (Rojava), che lo stesso presidente Putin aveva promesso di sostenere nella loro lotta contro Isis; Putin aveva inoltre promesso di difenderne la popolazione curda degli attacchi dell’esercito turco. Contestualmente un partito curdo, il Partito dell’Unione Democratica (PYD), ha formalmente aperto un ufficio di rappresentanza a Mosca, il primo all’estero. Nel frattempo il PYD ha continuato a utilizzare armi russe e supporto aereo russo per il controllo del territorio al confine siriano-turco.
Sorge allora spontanea una domanda: Puntin cosa farà con Erdogan? Naturalmente il governo di Mosca si sente come un vincitore nel panorama della guerra in Siria e si augura che il riavvicinamento di Ankara possa indebolire l’ Ue e la Nato.
Probabilmente, come spiega il politologo russo Fyodor Lukyanov, “Putin vuole coinvolgere la Turchia nei suoi piani, in un’alleanza eurasiatica”.
Il presidente russo, in occasione della conferenza stampa congiunta con Erdogan, ha dichiarato che “gli obiettivi della Russia e della Turchia in Siria sono identici”.
E’ davvero un miracolo: la posizione di Erdogan era sempre stata fino a pochi giorni fa che “mai tratteremo con il regime di do Bashar al-Assad” e ancora che “al-Assad deve andarsene”. Ormai è chiaro tutto quello che fa è in chiave anti-curda in Siria, nel momento che i partiti curdi hanno dichiarato di aver l’intenzione di proclamare uno stato curdo che possa proteggere tutti, curdi, arbabi, cristiani, turcomanni, sciiti e sunniti.
Potrebbe essere l’occidente, ora, a dare una bella risposta al sultano… sostenendo la proposta curda.

