di Matteo Bacigalupi –
Il governo del Pakistan ha diffuso oggi in una nota del ministero degli Affari esteri una dura condanna in seguito agli ennesimi episodi di “friendly fire” che, negli ultimi 3 giorni, hanno causato la morte di 27 persone innocenti in seguito ad attacchi effettuati da droni statunitensi.
La presa di posizione del governo ribadisce “l’illegalità” di tali attacchi nei confronti della legge internazionale, inoltre una chiara e forte “violazione della sovranità e dell’integrità territoriale” della Repubblica Islamica del Pakistan, definendo infine la strategia dell’uso degli “Unmanned aerial vehicles” (areomobile a pilotaggio remoto) come totalmente “controproducente”.
La situazione in Asia meridionale si sta facendo oltremodo complessa dopo che in novembre, sempre in seguito ad un attacco “senza pilota”, vennero uccisi 24 soldati pakistani ed il governo di Zardari decise di vietare il passaggio ai rifornimenti statunitensi destinati all’Afghanistan, rendendo ancora più difficile le ambizioni statunitensi di ritirarsi dall’Afghanistan entro il 2014.
Dall’altra parte il governo nord americano continua difendere il lavoro dei droni definendoli come un’arma di “prima scelta” nell’ attacco selettivo a militanti nemici e assolutamente fondamentali a garantire la sicurezza della truppe stanziate nella zona.
Una “situazione rovente”.
La situazione in Pakistan sta rapidamente volgendo verso un inasprirsi del sentimento anti-americano; solo qualche settimana fa lo stesso presidente pakistano Asif Ali Zardari chiese esplicitamente una “soluzione decisiva” al problema dei raid dei droni, appellandosi direttamente alla segretaria di stato Usa Hillary Clinton, in occasione del vertice Nato di Chicago, sottolineando come la questione stia “infiammando l’opinione pubblica in seguito alle numerose vittime innocenti”.
Secondo le ultime stime del “New America Foundation”, un’ istituzione americana che si definisce “no profit” e lontana dalla militanza politica, le vittime dei 302 attacchi di droni lanciati dal 2004 ad oggi sarebbero tra le 1.819 e le 2.808 unità, mentre secondo il “Bureau of Investigative Journalism” la cifra ascenderebbe a 2,262 – 3,145 vittime.
