di Enrico Oliari –
Conviene all’Europa, all’Italia, rompere con la Russia per la piccola Crimea, in cambio di un Kosovo tumultuoso e di un’Ucraina dall’economia disastrata? Conviene all’Ucraina fare la voce grossa per quel lembo di terra proiettato nel Mar Nero, quando il passaggio di Sinferopoli a Mosca potrebbe rappresentare il biglietto di sola andata per l’Europa, con i conti chiusi una volta per tutte con il temibile e scomodo vicino?
Di certo il valzer delle sanzioni non sta preoccupando eccessivamente il Cremlino, anche perché gli unici a non guadagnare qualcosa dal passaggio della Crimea alla Russia sono solo gli Stati Uniti, che mostrano un nervosismo crescente, ma che hanno interesse che la crisi dei rapporti fra alleati ed amici rientri quanto prima.
A maggior ragione se a Washington sono arrivate le minacce, neanche tanto velate, di Alexander Dyukov, amministratore delegato di Gazprom, il quale ha fatto sapere Urbi et orbi che il colosso dell’energia potrebbe ricorrere all’euro per vendere gas e petrolio, abbandonando il dollaro, cosa che avrebbe un impatto devastante sull’economia americana. E potrebbe rivolgere le sue esportazioni ai paesi emergenti, le cui popolazioni si misurano in nove zeri.
Dyukov ha comunicato di aver fatto già un giro di consultazioni fra i clienti e che “(il governo) non ha ancora assunto questa decisione. Ma ne abbiamo discusso con i nostri acquirenti e il 95% ci ha detto di essere pronto a passare all’euro. Questo dimostra che nulla ē impossibile… anche in teoria passare dall’euro al rublo”.
Si tratta indubbiamente di una risistemazione delle carte in tavola, nel mondo dell’energia come pure in quello della finanza, dal momento che la Gazprom ha la sua banca, ben collegata con quelle europee, e soprattutto pronta ad aprirsi verso oriente.
“Le sanzioni non hanno colpito in alcun modo le attività della società”, ha riferito Dyukov dal nuovo quartier generale di San Pietroburgo aggiungendo che “Ovviamente ho avuto contatti e incontri con rappresentanti del mondo degli affari occidentale e in linea di principio non sono interessati ad una escalation della tensione”.
Sul fronte produttivo Dyukov ha annunciato che il colosso energetico è pronto a proseguire nello sviluppo del giacimento di petrolio non convenzionale (shale oil) di Bazhenov, nella Siberia occidentale, a commerciare il greggio estratto dal giacimento di Badra in Iraq a maggio e a inviare a terra la prima petroliera dal campo off-shore russo in Artico di Prirazlomnoye nella seconda metà di aprile.

