di Marco Paganelli –
Il presidente russo Vladimir Putin ha tenuto un discorso il 4 dicembre scorso alla Duma in cui ha affermato che il suo paese continua a essere forte grazie al popolo che lo abita, ha sottolineato il suo impegno a sostenere la sovranità e l’economia dell’Ucraina pur ribadendo la sacralità della Crimea “come il Monte del Tempio a Gerusalemme” per giudei e musulmani.
Egli ha accusato l’Occidente di avere imposto le sanzioni economiche contro Mosca per bloccare la sua prosperità e non per la crisi che è in corso con Kiev definendole al contempo “un enorme stimolo ad accelerare lo sviluppo” per portare il tasso annuo degli investimenti entro il 2018 al 25% del Pil anche con l’aiuto dell’enorme quantità del risparmio interno.
Putin ha rassicurato la sua opinione pubblica che il Cremlino non vuole invadere nessun paese ma desidera difendere il proprio territorio da chi aspira a disintegralo come quello della Jugoslavia non lasciandosi coinvolgere però nella “corsa agli armamenti” per fronteggiare lo scudo spaziale americano.
L’uomo forte di Mosca ha confermato che continuerà la sua collaborazione con la Casa Bianca e l’Unione Europea in particolare al fine di attirare nuovi investimenti esteri verso i quali ha promesso che non saranno tassati per 4 anni invitando pure il governo e la banca centrale nazionale ad intraprendere “azioni dure e coordinate contro le speculazioni sul rublo.
Il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha ammesso, il 24 novembre scorso, che “stiamo perdendo 40 miliardi di dollari all’anno a causa delle sanzioni e circa 90 – 100 miliardi di dollari annualmente a causa del calo del 30% del prezzo del petrolio”.
Il capo dei servizi segreti internazionali russi Mikhail Fradkov ha accusato ultimamente, in un’intervista riportate dalle agenzie di stampa, gli Stati Uniti e i loro alleati di premere per un cambio di regime nel paese mediante le sanzioni occidentali e alcuni attacchi speculativi contro il Rublo.
Le dichiarazioni confermano l’analisi di Bloomberg secondo cui il paese starebbe rischiando una recessione economica e ciò potrebbe generare una crisi di leadership per lo stesso Putin dovuta al sempre minore sostegno dell’alta finanza locale.
Il segretario all’Energia Usa Rose Gottemoeller ha affermato che la Casa Bianca è pronta a collaborare con la Russia per risolvere tutti i problemi che minacciano la stabilità strategica.
La Camera dei Rappresentati del Congresso degli Stati Uniti ha approvato una risoluzione con cui ha chiesto al presidente Barack Obama di rafforzare la pressione mediante sanzioni su Mosca, ha condannato la “politica aggressiva della Russia contro l’Ucraina, la Georgia e la Moldavia” proponendo alla Nato di sostenere l’esercito di Kiev con mezzi difensivi e di ricognizione rompendo definitivamente ogni rapporto col Cremlino.
Il segretario di Stato americano John Kerry ha incontrato lo scorso 4 dicembre a Basilea, in occasione della conferenza annuale dell’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione in Europa, il suo omologo russo Sergei Lavrov assicurando che il suo paese non cerca nella crisi ucraina il pretesto per uno scontro con la sua controparte dal momento che non è nell’interesse di nessuno un ulteriore isolamento di Mosca, mostrandosi sicuro così che suoi rapporti internazionali torneranno alla normalità purché essa contribuisca a calmare le acque; Lavrov ha dichiarato che “su invito del presidente ucraino Poroshenko, gli esperti militari russi stanno aiutando le parti in conflitto a raggiungere un accordo per far tacere le armi pesanti” e consentire alla missione dell’Osce di monitorare il rispetto della tregua siglata a Minsk lo scorso settembre.
Gli Usa temono invece che questa mossa non sia veritiera a causa del continuo appoggio ai ribelli separatisti che stanno combattendo nelle autoproclamate repubbliche di Lugansk e di Donetesk.

