
di Giuseppe Gagliano –
Gli Emirati Arabi Uniti accelerano la loro strategia energetica globale e segnano una svolta politica ed economica con l’uscita dall’Opec. Abu Dhabi punta a liberarsi dai vincoli del cartello petrolifero per aumentare produzione, investimenti e presenza internazionale, sfidando indirettamente la leadership saudita nel Golfo.
La compagnia statale Adnoc ha annunciato investimenti per 55 miliardi di dollari tra il 2026 e il 2028, all’interno di un piano che potrebbe raggiungere i 150 miliardi entro il 2030. L’obiettivo è trasformare gli Emirati in una piattaforma energetica integrata capace di controllare non solo l’estrazione di petrolio e gas, ma anche raffinazione, trasporto, liquefazione e distribuzione sui mercati globali.
La strategia punta in particolare sul gas naturale liquefatto, considerato uno degli asset più redditizi dopo la crisi energetica seguita alla rottura tra Europa e Russia. Adnoc ha già acquisito quote in progetti energetici negli Stati Uniti, tra cui il terminale Next Decade in Texas e l’impianto Rio Grande Lng, rafforzando la propria presenza nel cuore del mercato energetico occidentale.
Secondo il management della compagnia, gli Emirati vogliono presidiare tutta la filiera del gas, dall’estrazione agli impianti di trattamento nei Paesi importatori. Una strategia che punta a trasformare il controllo energetico in leva geopolitica e finanziaria.
L’uscita dall’Opec rappresenta anche un segnale verso l’Arabia Saudita. Abu Dhabi non intende più sottostare a un sistema di quote percepito come funzionale soprattutto agli equilibri di Riad. Gli Emirati scelgono invece un modello basato su rapidità decisionale, investimenti globali, logistica e finanza internazionale.
Sul piano strategico, la diversificazione verso il gas liquefatto statunitense consente inoltre di ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici del Golfo e dello Stretto di Hormuz, area vulnerabile alle tensioni con l’Iran. Gli investimenti all’estero diventano così anche una forma di protezione economica e politica.
La scommessa emiratina parte da una convinzione precisa: petrolio e gas continueranno a essere centrali ancora per molti anni. Per questo Abu Dhabi intende sfruttare al massimo la domanda globale di energia fossile, utilizzando i profitti per consolidare il proprio peso nei settori strategici del futuro.
Con la rottura con l’Opec e il maxi piano di Adnoc, gli Emirati lanciano quindi una nuova offensiva energetica globale. Non solo produzione di petrolio, ma controllo delle infrastrutture, delle rotte e dei mercati internazionali. Una strategia che punta a trasformare la ricchezza energetica in potenza geopolitica.











