di C. Alessandro Mauceri –
Manca ormai poco alla firma dell’accordo tra i vari paesi dell’Unione Europea sul problema dei rifugiati.
Il primo tassello, in vista della riunione del 14 settembre, è stato affrontato dai ministri delle Finanze dell’Ue (Ecofin) e vedrà la luce già lunedì mattina. “Senza un segno concreto di solidarietà e unità da parte dei ministri lunedì – ha detto il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk – convocherò un Consiglio Europeo straordinario a settembre”.
Un piano, quello della ridistribuzione dei 120mila richiedenti asilo, le cui linee guida sono già chiare e ben definite, ma che finora non ha visto d’accordo tutti i paesi del’Unione Europea. Dopo la decisione di Polonia e Spagna di accogliere la proposta di Bruxelles, a incarnare l’opposizione sono rimaste la Slovacchia, la Repubblica Ceca e l’Ungheria, il cui rappresentante ha chiesto che il suo Paese sia “cancellato dal piano”. Regno Unito e Danimarca sono andate oltre e hanno dichiarato che non parteciperanno qualunque sia la decisione presa a Bruxelles: l’accordo da votare prevede l’esclusione per il massimo di un anno sulla base di giustificazioni oggettive, ma alcuni paesi tra cui la Germania si sono opposti.
“L’accoglienza dei profughi deve essere risolta in modo comune – ha ribadito ieri la cancelliera Angela Merkel – la solidarietà europea significa che tutti partecipino”. Duro il commento di Marine Le Pen, che dalla Francia ha accusato la Germania di aver aperto le frontiere “solo ai rifugiati di guerra siriani”, escludendo dall’accoglienza quelli provenienti da altri paesi, e di importare “schiavi” per le proprie imprese.
L’obiettivo dichiarato è l’ufficializzazione del piano di emergenza per 40mila richiedenti asilo da Italia e Grecia, più volte preannunciato ma mai sottoscritto, e soprattutto la definizione di una politica comune sul piano da 120mila persone da redistribuire in vista del varo formale da parte del consiglio dei ministri dell’Interno che si terrà l’8 ottobre.
Al termine di una riunione durata oltre dieci ore è stata proposta una soluzione che mira a convincere anche i paesi più riluttanti: il problema “rifugiati” non sarà più solo una questione sociale ed umanitaria, ma economica. Difatti, arrivando alla riunione dell’Ecofin, il francese Pierre Moscovici, ha avvertito che “Molti Paesi hanno chiesto di riflettere sui costi economici della crisi dei rifugiati”.
Stando alla proposta della Commissione, la situazione straordinaria dei migranti verrà inserita nella valutazione del Patto di Stabilità, ovvero lo scorporo dei fondi destinati ai vari paesi dell’Unione. Dopo un’analisi sull’impatto economico e sui bilanci pubblici dei flussi di rifugiati nell’Ue, e delle misure che gli Stati prenderanno per farvi fronte, la Commissione Europea deciderà se considerarla “una situazione straordinaria in relazione alle regole del patto di stabilità e di crescita”.
Una proposta che ha convinto molti, ma non tutti. Il ministro dell’Economia e delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan ha parlato di strategia a lungo termine, per cui “Le misure a sostegno dei rifugiati sono un tema posto all’attenzione dell’Ecofin, poi la Commissione valuterà in che senso le risorse impiegate dagli Stati possano essere riconsiderate”, ma, ha aggiunto, “questo è tutto da vedere”.
A conferma delle sue parole i numeri che verranno votati lunedì: il ricollocamento d’emergenza previsto dalla Commissione parla di 120mila rifugiati (15.600 dall’Italia; 50.400 dalla Grecia; 54.000 dall’Ungheria). Un numero che non risolverà il problema dei migranti giunti in Italia, dove solo per il 2015 sono previsti oltre 200mila arrivi. Specie considerando che la maggior parte di loro non sono né rifugiati né richiedenti asilo, tanto che per non essere identificati molti migranti si sono addirittura abrase le impronte digitali. Continueranno quindi ad essere un problema tutto italiano. Nel frattempo si moltiplicano le barriere: anche la Serbia ne ha annunciata una, dopo quella ungherese, quella all’entrata dell’Eurotunnel e lo stop della Danimarca a navi e treni provenienti dalla Germania.

