di Giuseppe Gagliano –
Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro otto cittadini, sette società e dieci pescherecci ecuadoriani accusati di sostenere una rete internazionale per il traffico di cocaina, rafforzando parallelamente la presenza militare e le operazioni antidroga nel Pacifico orientale.
Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, la rete avrebbe utilizzato imprese di pesca apparentemente legali per trasferire ogni mese migliaia di chilogrammi di cocaina da pescherecci al largo di Manta a motoscafi veloci diretti verso il Messico. Altre imbarcazioni avrebbero garantito carburante, viveri e assistenza durante il trasporto. Gli individui e le società sanzionati sarebbero collegati a Los Choneros e Los Lobos e, attraverso queste organizzazioni, ai cartelli messicani di Sinaloa e Jalisco Nuova Generazione. Si tratta di accuse formulate dalle autorità statunitensi e non di condanne giudiziarie.
L’Ecuador non è uno dei principali produttori di coca, ma la sua posizione geografica lo ha trasformato in uno snodo fondamentale del narcotraffico. Confina con Colombia e Perù, dispone di importanti porti sul Pacifico e possiede un intenso traffico commerciale legato soprattutto alle esportazioni di banane, gamberi, tonno e altri prodotti. Le organizzazioni criminali possono così occultare la droga nei container oppure trasferirla direttamente in mare.
La competizione tra le bande ecuadoriane ha contribuito inoltre alla crescita della violenza. Los Choneros e Los Lobos sono diventati gruppi capaci di esercitare un controllo territoriale, infiltrare attività economiche e utilizzare anche le carceri come centri operativi. I cartelli messicani possono quindi appoggiarsi a strutture locali senza dover controllare direttamente il territorio.
La dollarizzazione dell’economia ecuadoriana rende però queste organizzazioni particolarmente esposte alle sanzioni americane. L’esclusione dal sistema finanziario statunitense può ostacolare pagamenti, acquisti di imbarcazioni, assicurazioni e attività delle società utilizzate come copertura. Le misure rischiano tuttavia di avere conseguenze anche sulla pesca legale, attraverso controlli più severi, maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi bancari e un aumento dei costi assicurativi.
La strategia di Washington ha assunto una dimensione ancora più ampia dopo la designazione, nel settembre 2025, di Los Choneros e Los Lobos come organizzazioni terroristiche straniere. La classificazione permette agli Stati Uniti di utilizzare strumenti più incisivi contro finanziatori e intermediari, ma modifica anche l’approccio alla lotta al narcotraffico, spostandolo progressivamente dal terreno giudiziario a quello della sicurezza nazionale.
Dallo stesso periodo le forze statunitensi hanno condotto operazioni contro numerose imbarcazioni sospettate di trasportare stupefacenti, provocando oltre duecento morti. La campagna ha sollevato interrogativi sul piano del diritto internazionale, soprattutto nei casi in cui non siano state rese pubbliche le prove relative ai carichi trasportati o all’appartenenza degli equipaggi alle organizzazioni terroristiche. L’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha contestato l’impiego della forza letale in assenza di una minaccia immediata alla vita.
La distruzione delle imbarcazioni può interrompere singoli carichi, ma difficilmente è sufficiente a smantellare le strutture del narcotraffico. Navi ed equipaggi sono sostituibili e le organizzazioni possono trasferire rapidamente i traffici verso container commerciali, sommergibili artigianali, aeroporti clandestini o corridoi terrestri. Per questo le sanzioni finanziarie, accompagnate da indagini giudiziarie, sequestri patrimoniali, controllo dei porti e contrasto alla corruzione, possono incidere maggiormente sulle strutture economiche dei cartelli.
Il presidente Daniel Noboa ha intanto rafforzato la cooperazione con Washington per contrastare la crisi della sicurezza interna. Gli Stati Uniti forniscono sorveglianza marittima, addestramento, mezzi e informazioni, aumentando contemporaneamente il proprio ruolo in uno dei Paesi strategicamente più importanti della costa pacifica sudamericana.
Per Quito la collaborazione può incrementare sensibilmente la capacità di intercettare i traffici marittimi, ma pone anche il problema dell’autonomia nazionale e delle modalità con cui vengono condotte le operazioni. La sfida sarà quindi conciliare la necessità di colpire organizzazioni criminali sempre più potenti con il rispetto delle procedure giudiziarie e del diritto internazionale, evitando che il Pacifico orientale venga progressivamente trasformato da spazio di contrasto al narcotraffico in un nuovo teatro di operazioni militari.




