di Daniele Priori –
Buon #1Maggio, sì.
E che vuoi di’ di più bello nella “Repubblica democratica fondata sul Lavoro”?
Buon #1Maggio! Certo!
Festa della dignità, dell’essere cittadini, lavoratori, di questo BelPaese, l’Italia, un po’ cattolico e un po’ marxista che prima o al posto della Libertà o del “diritto alla ricerca della felicità”, romanticherie volatili come le foglie delle poesie di Walt Whitman, la sua Costituzione l’ha fondata sul “motore” della società, ciò che, con molta tragica ironia, pure secondo Hitler avrebbe “reso liberi” quei milioni di ebrei, zingari, froci e comunisti alternativi alla follia nazista.
Buon #1Maggio, ah già!
Perché qui in Italia dove il Lavoro è un diritto sancito dalla Costituzione e giammai potrebbe diventare il ricatto sotto la cui spada di Damocle impedire alle donne di diventare mamme, ai ragazzi di diventare uomini e ai figli di questo dannato BelPaese di diventare a pieno titolo padri e Fratelli d’Italia, insomma mai da noi sarebbe dovuto accadere, come invece accade oggi, nel 2016, che una generazione di trentenni, la mia, viene derubricata e insultata ogni giorno, fino ad essere condannata, dati alla mano, da Tg e giornali, ad essere “la generazione bruciata” fatta di bamboccioni forzati e mantenuti dalle pensioni dei nonni.
Buon #1Maggio! No, però, dai!
Basta umore nero! Oggi piove un po’ ma chi se lo può permettere andrà ugualmente a campeggiare beato, sgranocchiando fave e pecorino su qualche prato umido.
Tanti giovani, ormai senza bandiere rosse e Che Guevara, dotati solo di luminosi e costosi smartphone da levare in cielo, andranno al Concertone di Roma dove puoi rollarti una canna e nessuno ti dice niente. Perché è #1Maggio e pure gli artisti dal palco ne sparano tante che in televisione non diranno mai, si conquistano così due giorni di pubblicitaria polemica, salvo poi tornare nei ranghi delle loro case discografiche multinazionali, o a fare i giudici ai supermercati televisivi del talento da prima serata.
Buon #1Maggio, allora… Che palle però!
Sto qua a scrivere questa litania come se oggi in Italia cercare lavoro, magari addirittura il lavoro per cui hai fatto 15 anni di gavetta (un po’ troppi non vi pare?) dovrebbe darti qualche risposta. Tipo, se scrivere e raccontare, come sto facendo io ora, può essere ancora considerato un lavoro oppure no, un hobby da ricchi per quelli che un lavoro già ce l’hanno e una umiliazione troppo grave per chi insiste a cercarlo. E alla fine cede e anziché continuare a fare il giornalista, “sempre meglio che lavorare”, come scriveva qualcuno, inizia a lavorare davvero, reinventandosi daccapo una vita, magari a 35-40 anni, quando qualcuno tra questi sciagurati ha messo al mondo persino dei figli.
Buon #1Maggio… E dai!
Fattela ‘na risata che è festa!
Il sol dell’avvenire fa pure capolino.
I sindacati prima di arrivare a San Giovanni sono a Portella della Ginestra, in Sicilia, a ricordare gli operai ammazzati dal bandito Giuliano settant’anni fa.
Io, invece, penso a quelli sopravvissuti fino a oggi e pure a quelli che si sono ammazzati negli anni, vessati proprio da altri banditi, i padroni, e non di meno da quelli che col sorriso sicuro di circostanza, li vedi arrivare in fabbrica o in azienda nei momenti peggiori, a difendere i diritti dei lavoratori e a cercare gli ultimi loro spiccioli per pigliarsi qualche tessera in più.
Poi dicono che ce l’hanno tutti con loro, i sindacalisti.
Altri che “sempre meglio che lavorare”. Davvero, però.
Buon #1Maggio, insomma…E vabbè.
Arreso cambio strada. Come tutti gli anni.
Due coglioni sto Concertone che da piazza Re di Roma mi deviano sulla Tuscolana o all’Eur.
E rido.
Perché mi capita sempre di passare in “Viale della Civiltà del Lavoro” da quelle parti architettonicamente così retoriche.
Eh, ma perché forse “quando c’era lui…” Giusti giusti gli anni che l’Eur l’hanno edificato. I treni arrivavano in orario e il lavoro, forse, pure prima della nostra bellissima Costituzione che sull’idea di Lavoro ci si fonda, forse, era un concetto più pratico, persino civile. Tanto da dedicarci un viale e quasi un monumento, quel Colosseo quadrato che è il “Palazzo della Civiltà Italiana” o della”Civiltà del Lavoro”, appunto.
Ma sì, ma chissenefrega! Famosela ‘na risata. In culo a sto pippone che sto a scrive.
Aho’! È #1Maggio: festa del Lavoro e dei lavoratori, veri o presunti. Reali e potenziali. Sottoccupati, sfruttati, ammazzati, sopravvissuti o quasi morti, precari o in nero. Neri, come quelli che raccolgono i pomodori a Rosarno e dormono nei campi uno sull’altro. Gialli come i cinesi, pure bambini, che non vedi e non muoiono mai. Sfruttati da altri cinesi e da camorristi italiani.
Bianchi e disoccupati come me e tanti altri italiani, ancora per un po’ considerati “giovani” che da viale dell’ Inciviltà del Lavoro (che non sta a Roma, all’Eur, ma in ogni città e paesino di questo maledetto, assurdo BelPaese) fanno risuonare un Vaffankulo che Grillo e i suoi miliardi nun ce devono insegnà proprio niente.
Giusto perché oggi è #1Maggio.
Una bella festa per molti.
A proposito, auguri.
Daniele Priori… che non si scusa per le licenze dialettali romanesche. Tanto le capiscono tutti.

