di Enrico Oliari –
Trasformare l’inevitabile immigrazione dei profughi in una risorsa. E in un successo politico. E’ ancora presto per dire se la ricetta Merkel funzionerà, e a quale prezzo, ma è certo che la decisione della cancelliera di aprire le frontiere ai profughi siriani, senza se e senza ma, ha rappresentato nello sgangherato sistema politico europeo, evidentemente difforme in materia di accoglienza, una deflagrazione atomica.
La Germania è lì, con la sua storia e con i suoi errori del passato, con la sua capacità economica e con i centri di accoglienza dati alle fiamme dai neonazisti, lontana, lontanissima mille miglia dalla barriera del premier ungherese Viktor Orban, ma anche dei vari leader europei che hanno girato le spalle alla richiesta di Matteo Renzi di ridistribuire i profughi in quote.
In un’Europa dove ognuno fa come gli pare, Merkel sta guidando la rivoluzione solidale europea, arrivando a stanziare sei miliardi di euro, 3 a Laender e a comuni, 3 per i programmi federali, per gestire l’emergenza. Per accogliere chi è in fuga da una guerra senza fine, persone e famiglie vittime di un caos voluto dagli interessi stranieri e da uno Stato Islamico plasmato per intervenire in Siria senza sporcarsi le mani, “un Frankenstein – lo ha definito il ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif – tornato per divorare i suoi creatori”.
La Germania degli applausi all’arrivo dei profughi alle stazioni è la Germania che ancora una volta si riscatta dalla sua storia recente: “la Germania moderna è un Paese forte, pacifico, strutturato – ha detto Simon Peres da Cernobbio -. Nessuno pensa che si possa mai ripetere la follia del nazismo. E le immagini che abbiamo visto in questi giorni lo confermano. La cancelliera Merkel dimostra coraggio: non tutti in Germania sono felici di questo sforzo collettivo. Però tira dritto”.
Ma non c’è solo la solidarietà nella cancelliera, la quale già in passato ha dimostrato di saper guardare ben oltre il momento. Fino a poco fa la Siria era un paese normale, normalissimo, con le sue scuole, le sue banche, le sue infrastrutture e il suo stato sociale. Una realtà dalla quale non c’era bisogno di fuggire, con una classe borghese fatta di commercianti e imprenditori, di persone formate e spesso laureate, con esperienze lavorative e magari percorsi di studio all’estero, spesso perché vicini al regime degli al-Assad e magari con proprie risorse economiche depositate all’estero: sono questi i profughi a cui Angela Merkel ha aperto le porte, persone in cerca di rifugio e di accoglienza, ma anche persone che, una volta integratesi, posso rappresentare per la società tedesca, alle prese come la nostra con il basso tasso di natalità, una risorsa. In barba ai neonazisti ed ai Viktor Orban che affollano il resto dell’Unione Europea.

