di Guido Keller –

Alla vigilia del consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea, che si terrà domani a Bruxelles per discutere della linea da tenere con l’Egitto, il capo della diplomazia, Chaterine Ashton, ha voluto ribadire oggi che “c’è unanimità da parte degli Stati membri sull’importanza che l’Ue resti, come ha fatto dalla rivoluzione del 2011, a sostegno del desiderio degli egiziani di avere un Paese democratico”, per cui “restiamo pronti nell’offrire il nostro sostegno per una soluzione politica. Non interferenza. Sostegno”.

I toni appaiono quindi più concilianti di quelli espressi da Barroso e dal presidente del Consiglio Herman Van Rompuy e dal capo della Commissione Manuel Barroso, i quali hanno parlato, alla luce della sanguinosa repressione delle proteste dei Fratelli Musulmani, di rivedere i rapporti con il paese nordafricano.

La posizione drastica dei due, infatti, non è condivisa totalmente nel club dei Ventotto, tant’è che Ashton ha precisato che “sarà il consiglio dei ministro Affari esteri, che si riunirà domani, a determinare la strada da seguire, con grande preoccupazione per gli atti di violenza, sostenendo le forze democratiche. Gli Stati membri dovranno pensare come assicurare sostegno alla gente dell’Egitto, al loro desiderio di democrazia”.

Intanto in Egitto si è tornati sull’argomento dello scioglimento dei Fratelli Musulmani: il ministro della Solidarietà sociale, Ahmed el Borai, ha affermato che il movimento dei Fratelli musulmani non sarà sciolto prima dell’espletamento delle misure giuridiche necessarie al riguardo, per “non lasciar intendere che vogliamo sbarazzarci dei Fratelli musulmani sul piano politico”.

Giustamente nei giorni scorsi il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, si è detta contraria all’ipotesi ventilata dal premier egiziano Hazem al-Beblawi di mettere fuori legge il movimento dei Fratelli Musulmani, in quanto “sarebbe una decisione infelice e sciagurata: la storia ci insegna che quando partiti e movimenti sociali sono costretti alla clandestinità prevale sempre l’anima estremista e violenta”.

Anche il vicepremier e Premio Nobel Mohamed el Baradei, che nei giorni scorsi si è dimesso dal suo incarico in segno di protesta per la durezza della repressione ed il relativo bagno di sangue, verrà processato il prossimo 19 settembre: l’accusa è di alto tradimento in quanto il politico ha lasciato l’Egitto alla volta di Vienna, città che conosce in quanto lì ha sede l’Agenzia atomica internazionale che ha presieduto in passato. L’ex posto nei suoi confronti è stato presentato dal capo del dipartimento di diritto penale alla facoltà di Legge dell’università di Helwan, Sayed Atiq.