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Nuovi scontri nel Sinai, regione dell’Egitto dove sono stanziati i jihadisti di Ansar Beit al-Maqdis (Partigiani di Gerusalemme), i quali lo scorso 4 novembre hanno dichiarato la loro adesione all’Isis: gli scontri sono avvenuti nei distretti di Sheikh Zuid e Rafah, a nord della penisola, dove i miliziani si sono scontrati con i militari dell’esercito regolare.

Nell’azione circa 10 jihadisti sono rimasti uccisi e 18 arrestati, ma i militari sono riusciti a distruggere ben 15 bunker di cemento. Nonostante l’intensità del combattimento, nessun militare egiziano è rimasto ucciso, mentre un ragazzo di 15 anni, usato come altri civili quale scudo umano da parte dei jihadisti, è stato ferito a una gamba.

E’ comunque lunga la catena degli attacchi da parte di Ansar Beit al-Maqdis nei confronti dei militari e degli edifici governativi nel Sinai: nell’attentato del 24 ottobre 34 militari sono morti a causa dell’esplosione di un’autobomba presso Sheik Zuweid, ma è 13 del novembre lo spettacolare attacco mosso ad una motovedetta a 40 miglia al largo di Damietta, nel Mediterraneo, condotto dai jihadisti con 3 imbarcazioni: in quell’occasione i morti sono stati 13 marinai di leva e 4 ufficiali, ma subito sono intervenute altre motovedette riuscendo a disperdere o a uccidere gli attaccanti.

I jihadisti del Sinai nelle scorse settimane hanno decapitato alcuni uomini, per lo più di giovane età, accusati di essere spie del Mossad israeliano.

In passato i combattenti di Ansar Beit al-Maqdis hanno tentato di penetrare nella città di al-Arish, ma sono stati respinti grazie all’utilizzo di carri armati del Cairo entrati nella Penisola in accordo con Israele, in deroga agli accordi di Camp David del 1978.

Nel distretto di Rafah è in fase di realizzazione una zona cuscinetto per isolare il territorio egiziano dalla Striscia di Gaza e impedire l’ingresso di terroristi.