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Tornata dall’incontro con i ministri degli Esteri dei Ventotto, Emma Bonino, intervistata dal programma di RadioUno “Prima di tutto”, ha spiegato di essere “soddisfatta per il consenso raggiunto sulla necessità di riposizionare e rivedere la nostra politica e quindi anche la cooperazione economica, salvo i progetti relativi al sociale” con l’Egitto, a causa della dura repressione delle proteste.
Tuttavia, ha spiegato il ministro, “l’arma economica è un’arma molto fragile, perché complessivamente stiamo parlando di un miliardo di euro su tre anni (2010-13) più 800 milioni di euro promessi, ma siano di fronte ai 15 miliardi offerti da Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati, più gli 1,5 miliardi di aiuti statunitensi: è una leva negoziale ultrafragile, non è quella che dobbiamo principalmente usare”. “L’Ue – ha continuato Bonino – si è mossa da subito e ha tentato di portare avanti con americani, Emirati e Qatar una mediazione per evitare il bagno di sangue: la mediazione è fallita, non è che l’Europa non c’era o si era distratta, è peggio di così”. Infatti siamo “di fronte a un grande scontro all’interno della famiglia musulmana sunnita, che si aggiunge allo scontro storico tra sunniti e sciiti; è un enorme movimento tellurico all’interno della famiglia musulmana”.
In relazione alla scarcerazione dell’ex rais Hosni Mubarak, Bonino ha detto che il processo stesso “ha avuto fasi, momenti e procedure veramente poco convincenti” e che “Adesso succede la stessa cosa” con l’accusa di tradimento rivolta contro l’ex vicepresidente e Premio Nobel Mohammed el Baradei. “Mi pare che l’utilizzo della giustizia per motivazioni politiche si ripeta”, ha quindi concluso il ministro.

