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Come era stato disegnato nella road map dei militari, dopo il golpe che ha portato all’arresto del presidente egiziano Mohammed Morsi, il giudice della Corte costituzionale, Adly Mansour, ha giurato come presidente ad interim.

Nelle prossime ore un militare, probabilmente il generale al-Sissi, verrà nominato Primo ministro, per poi passare alla nomina di ministri tecnici.

Nonostante non appoggi l’intervento militare, la Gran Bretagna ha già manifestato la sua intenzione di cooperare con il nuovo governo, mentre dall’Unione europea è arrivata la speranza che si possa tornare presto alla stabilità democratica.

Catherine Ashton si è detta “profondamente consapevole delle profonde divisioni nella società, delle richieste del popolo per il cambiamento politico e degli sforzi per negoziare un compromesso”, ma è necessario “tornare rapidamente al processo democratico, anche con la tenuta di elezioni parlamentari e presidenziali libere e corrette e con l’approvazione della Costituzione, da farsi in maniera inclusiva per permettere al Paese di riprendere e completare la sua transizione democratica”.

Per il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, quanto accaduto in Egitto rappresenta “una grande sconfitta per la democrazia in Egitto”, per cui è necessario un un rapido ritorno alla normalità costituzionale.