di Enrico Oliari –

Alla fine la piazza (ed i militari) l’hanno spuntata: grazie ad un colpo di Stato rapidissimo, il presidente dell’Egitto, Mohammed Morsi, è stato sospeso e con lui la Costituzione.

Lo ha annunciato il capo delle Forze armate, il ministro della Difesa generale Abdel Fattah al-Sissi, il quale ha spiegato che Morsi si è rifiutato di interloquire con i manifestanti che da giorni a milioni ne chiedono le dimissioni e quindi di farse da parte; così i militari, come avevano promesso nel loro ultimatum, lo hanno arrestato e condotto al ministero della Difesa, ed hanno dato notizia che nelle prossime ore verrà deposto.

A sostituire il presidente, con un incarico ad interim, è ora il presidente della Corte costituzionale, il quale farà parte di un triumvirato e nominerà ministri tecnici, fra i quali un militare con il ruolo di premier. Seguiranno quindi nuove elezioni, sia parlamentari che dell’Assemblea costituzionale, poiché è ora necessario dare al paese una costituzione laica e ben distante da quel processo di islamizzazione del paese tanto caro ai Fratelli Musulmani, di cui lo stesso Morsi è esponente.

I militari hanno anche imposto all’orami ex presidente ed ai vari leader dei Fratelli Musulmani il divieto di lasciare l’Egitto.

La notizia è accolta con un’esplosione di gioia nelle piazze egiziane ed in particolare al Cairo, in piazza Tahrir, dove sono stati esplosi fuochi d’artificio.

L’uomo del momento, oltre al generale al-Sissi, è il premio Nobel per la Pace Mohamed el Baradei, il quale è ormai ritenuto da tutti il portavoce delle opposizioni, incluso il movimento apartitico Tamarrod, che, per chiedere le dimissioni di Morsi, ha raccolto in poche settimane qualcosa come 22 mln di firme.