di Fabrizio Montagner –
E’ stata aggiornata la prima udienza del processo all’ex presidente egiziano Mohammed Morsi e ad altri 14 dirigenti dei Fratelli Musulmani, arrestati dopo il golpe dello scorso 3 luglio, quando le autorità militari, su spinta della piazza, hanno deposto il suo governo ed istaurato un esecutivo a guida Hazem al-Beblawi.
Le accuse nei confronti di Morsi e dei suoi consistono nell’aver incitato i Fratelli Musulmani ad attaccare gli attivisti delle opposizioni, scontri che hanno visto morire lungo tutta l’estate centinaia di manifestanti nei cortei organizzati dall’una o dall’altra parte.
Oggi Morsi si è rifiutato di indossare, come d’obbligo, gli abiti dell’imputato, ma a far decidere ai giudici di rinviare l’udienza sono state le numerosa grida e i tafferugli al di fuori dell’edificio, tanto che gli agenti di sicurezza sono ricorsi al lancio di lacrimogeni.
Sono 20mila solo al Cairo i poliziotti dislocati nei punti nevralgici al fine di prevenire incidenti e l’ex presidente è stato portato in aula dall’Accademia di polizia in elicottero. Un altro motivo di tensione è stato determinato dal fatto che la presidenza del tribunale ha, comprensibilmente, vietato l’accesso in aula a 23 dei 30 avvocati di Morsi.
Dietro alla destituzione di Morsi non vi è solo il graduale processo di islamizzazione del paese, ovvero di far combaciare la religione con l’amministrazione della Cosa pubblica, bensì la diatriba fra il Qatar (sostenitore dei Fratelli Musulmani) e l’Arabia Saudita, dove il primo ha cercato di annichilire il ruolo di Riyadh nell’interlocuzione con l’occidente.
–
E’ stata aggiornata la prima udienza del processo all’ex presidente egiziano Mohammed Morsi e ad altri 14 dirigenti dei Fratelli Musulmani, arrestati dopo il golpe dello scorso 3 luglio, quando le autorità militari, su spinta della piazza, hanno deposto il suo governo ed istaurato un esecutivo a guida Hazem al-Beblawi.
Le accuse nei confronti di Morsi e dei suoi consistono nell’aver incitato i Fratelli Musulmani ad attaccare gli attivisti delle opposizioni, scontri che hanno visto morire lungo tutta l’estate centinaia di manifestanti nei cortei organizzati dall’una o dall’altra parte.
Oggi Morsi si è rifiutato di indossare, come d’obbligo, gli abiti dell’imputato, ma a far decidere ai giudici di rinviare l’udienza sono state le numerosa grida e i tafferugli al di fuori dell’edificio, tanto che gli agenti di sicurezza sono ricorsi al lancio di lacrimogeni.
Sono 20mila solo al Cairo i poliziotti dislocati nei punti nevralgici al fine di prevenire incidenti e l’ex presidente è stato portato in aula dall’Accademia di polizia in elicottero. Un altro motivo di tensione è stato determinato dal fatto che la presidenza del tribunale ha, comprensibilmente, vietato l’accesso in aula a 23 dei 30 avvocati di Morsi.
Dietro alla destituzione di Morsi non vi è solo il graduale processo di islamizzazione del paese, ovvero di far combaciare la religione con l’amministrazione della Cosa pubblica, bensì la diatriba fra il Qatar (sostenitore dei Fratelli Musulmani) e l’Arabia Saudita, dove il primo ha cercato di annichilire il ruolo di Riyadh nell’interlocuzione con l’occidente.

