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Il presidente egiziano, Mohammed Morsi, è intervenuto ieri notte alla televisione di Stato per affermare, in un lungo discorso, le ragioni che lo obbligano a non cedere e quindi di essere pronto a “sacrificare la sua vita come prezzo per la legittimità”. Ha inoltre chiesto ai militari di ritirare l’ultimatum di 48 ore lanciato due giorni fa per avviare un confronto con le opposizioni e quindi “soddisfare tutte le richieste dei cittadini”.

Di quanto sta accadendo in Egitto, Morsi ha dato colpa al “vecchio regime”, accusato “di non volere la democrazia”.

In realtà la protesta principale riguarda proprio la politica di Morsi, incentrata, stando alle accuse, su una progressiva islamizzazione del paese.

Gli scontri della notte nei pressi dell’università del Cairo hanno provocato 16 morti e 200 feriti, dato che porta a 30 persone decedute ed a 1400 ferite il bilancio delle agitazioni a partire dalla manifestazione delle opposizioni del 30 giungo scorso.

Ieri il governo di Morsi ha perso sei ministri (Turismo, Rapporti con il Parlamento, Telecomunicazioni, Ambiente e Risorse idriche), i quali hanno spiegato nella loro lettera di dimissione la loro decisione di unirsi ai manifestanti e di essere contrari alla politica del governo.

E’ tuttavia l’esercito a rappresentare l’incognita, e sulla pagina Facebook del Consiglio Supremo delle Forze Armate egiziane, guidato dal ministro della Difesa e capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, generale Abdel Fattah al-Sisi, oggi si legge: “Giuriamo che sacrificheremo anche il nostro sangue per l’Egitto e la sua gente, per difenderla dai terroristi, dagli estremisti e dai pazzi”.

Ieri il generale al-Sisi aveva chiesto al presidente Mohamed Morsi di fare un passo indietro dopo giorni di proteste e violenze.

Intanto dall’Europa è arrivato un invito alla calma ed al dialogo: l’alto rappresentante della politica estera della Ue, Catherine Ashton, si è detta “molto preoccupata” per la situazione in Egitto e ha chiesto a tutte le parti di “abbassare i toni e di rispettare il principio della protesta pacifica e non violenta”. “La soluzione all’impasse attuale non può che essere politica e non può che fondarsi su un dialogo sostanziale ed esaustivo”, per cui “Chiedo a tutte le parti di dare prova di moderazione e ribadisco il mio appello affinché questo movimento di contestazione si svolga pacificamente e in maniera non violenta”.

Secondo il quotidiano governativo ‘al-Ahram’, se Morsi non si dimetterà oggi, entro le 16.30, verrà “destituito” dai militari e quindi verrà sospesa la nuova discussa Costituzione, per esserne poi stesa una nuova versione da comprovati costituzionalisti. Il Paese verrà quindi guidato da un “triumvirato presidenziale”, composto dal presidente della Corte Costituzionale e altri due, durante un periodo di transizione, che dovrebbe durare da 9 a 12 mesi. E’ prevista inoltre la formazione di un “esecutivo di transizione di tecnocrati, con un premier militare”, verrà sciolto il Parlamento e vi saranno nuove elezioni politiche e presidenziali.