di Enrico Oliari –
Il 10 febbraio al Cairo e poi il 25 agosto a Mosca il presidente egiziano Abdel Fatah al-Sisi e il collega russo Vladimir Putin avevano discusso della costruzione di una centrale nucleare a el-Dabaa, a 185 km dal Cairo e a 150 da Alessandria, un maxi progetto che verrà realizzato dalla Rosatom.
Oggi il numero uno del colosso russo pubblico, Serghiei Kirienko, ha reso noti i termini dell’accordo intergovernativo tra i due paesi, ed ha specificato che la centrale avrà quattro reattori con la capacità di 1200 megawatt ciascuno.
Kirienko ha spiegato che “La centrale diventerà il più grande progetto congiunto russo-egiziano dai tempi della costruzione della diga di Assuan. E’ una nuova pagina nella storia dei rapporti interstatali russo-egiziani. La centrale farà dell’Egitto il leader tecnologico della regione e l’unico Paese della regione ad avere una entrale nucleare della generazione 3+1”.
La Russia presterà all’Egitto il denaro necessario per la costruzione dell’impianto, debito che sarà ripagato nell’arco di 35 anni; la costruzione della centrale richiederà 12 anni di lavoro.
A portare al-Sisi a relazionarsi con Mosca è stato un gravissimo errore in politica estera dell’amministrazione Obama, la quale, essendo legata al Qatar e quindi ai Fratelli Musulmani, aveva sospeso i tradizionali finanziamenti e le forniture di armi all’Egitto nel momento in cui l’ex capo dell’esercito aveva rovesciato su incitazione della piazza l’allora presidente Mohammed Morsi.
La prima conseguenza era stata la fornitura di fondi e di armi da parte della Russia, che in cambio aveva ottenuto l’area per costruire una propria base ad Alessandria, la quale si affianca a quella di Tartus in Siria, e di Sebastopoli in Crimea.

