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In Egitto si gioca la partita a scacchi fra il Qatar, sostenitore dei Fratelli Musulmani, e le altre monarchie del Golfo, in particolare Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, dichiaratamente dalla parte del nuovo governo di transizione e quasi certamente parti in causa del golpe che ha deposto l’ex presidente Mohammed Morsi: in palio vi è il ridimensionamento della politica estera del Qatar e per Ryad la possibilità di tornare ad avere un ruolo interlocutorio del mondo arabo con l’Occidente.

Così il presidente egiziano ad interim, Adly Mansour, ha incontrato in Arabia Saudita re Abdullah bin Abdul Aziz e, come ha riportato una nota ufficiale, “il presidente ad interim egiziano ha ringraziato il Custode delle Due Sacre Moschee, il popolo e il Governo del Regno dell’Arabia Saudita per il loro impegno a sostegno della volontà del popolo egiziano e per il superamento della crisi economica che sta affliggendo l’Egitto”. Inoltre l’agenzia stampa ha riportato quanto affermato da re Abdullah bin Abdul Aziz, ovvero che “Sosterremo l’Egitto contro il terrorismo e coloro che attentano alla sua sicurezza”.

Già in luglio l’Arabia Saudita aveva offerto un pacchetto di aiuti di 5 miliardi dollari per il nuovo governo egiziano, il cui bilancio ha il più grande disavanzo del mondo arabo e la cui disoccupazione ha il tasso maggiore: 2 mld erano sotto forma di petrolio e di gas, 2 mld era il denaro liquido versato come prestito, mentre 1 mld è stato dato come sovvenzione ad una nazione araba impegnata nella lotta.