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La situazione in Egitto continua ad essere tesissima: nella zona di al-Arish, città dove si raccoglie il gas che poi va in Israele, vi sono stati diversi attacchi da parte dei sostenitori del deposto presidente Morsi nei confronti dei posti di polizia e nella zona dell’aeroporto. Da quanto si è appreso, sono sei i poliziotti rimasti uccisi.
Il valico di Rafah, che collega l’Egitto con la Striscia di Gaza, è rimasto chiuso per il secondo giorno, mentre fonti riferiscono di colpi d’arma da fuoco esplosi nella notte proprio verso il check-point.
L’esercito egiziano ha inoltre ripreso il controllo della stazione di polizia della città, strappando dal pennone la bandiera nera di al-Qaeda.
Intanto il presidente egiziano ad interim, Adly Mansour, si è incontrato con il capo delle Forze armate e ministro della Difesa, Abdel-Fattah al-Sissi, con il ministro degli Interni, Mohammed Ibrahim, e con gli attivisti della campagna Tamarod: il clima è drammatico, anche perché sia gli oppositori che i sostenitori di Morsi hanno annunciato per questa sera maxi-manifestazioni.
Il partito dei Fratelli Musulmani, Giustizia e libertà, si è rifiutato di dialogare con il nuovo presidente, in quanto “non riconosce il golpe militare e il presidente Morsi è il legittimo presidente dell’Egitto”.
