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Sono in carcere da un anno i giornalisti della tv qatarina panaraba al-Jazeera Mohamed Baher, Mohamed Fahmy e Peter Greste: i tre erano stati arrestati il 29 dicembre 2013 e condannati nel giugno 2014 con l’accusa di essere responsabili di aver fatto propaganda per i Fratelli Musulmani, il movimento del deposto presidente Mohammed Morsi messo fuori legge, e di aver incitato alla violenza proprio nei giorni in cui gli scontri dell’estate 2013 portavano a centinaia di morti.

Peter Greste (australiano) e Mohamed Fahmy (egiziano-canadese) sono stati condannati a sette anni di reclusione, mentre Mohamed Baher a dieci in quanto trovato in possesso di munizioni che, secondo la sua versione, erano state raccolte da terra durante gli scontri.

Giovedì prossimo sarà alla Cassazione egiziana un appello per il riesame, ed in questo caso potrebbe essere di buon auspicio la recente mediazione saudita dei rapporti fra il Cairo e Doha, guastatesi per il fatto che il Qatar è ritenuto essere stato il bancomat dei Fratelli Musulmani, tanto che ancora oggi gli esponenti del movimento non arrestati hanno trovato rifugio nel paese del Golfo.

In passato la Casa Bianca ha comunque parlato di violazione “dei più basilari principi della libertà di stampa” e di “un colpo al progresso democratico in Egitto”, ovvero solo l’ultima di una serie di sentenze incompatibili con “i precetti base dei diritti umani e del governo democratico”.

Va detto comunque che gli Usa, alleati di ferro del Qatar, appoggiavano i Fratelli Musulmani contro il golpe dei militari: la decisione di spose sere gli aiuti economici e militari all’Egitto aveva spinto il Cairo a stringere rapporti con la Russia, per cui oggi è in costruzione una base navale ad Alessandria.

Il presidente dell’Egitto Abdel Fattah al-Sisi, che potrebbe emettere la grazia, ha fatto sapere di non essere intenzionato ad interferire nel percorso giudiziario.