di Giuseppe Gagliano –

El Salvador accelera il proprio avvicinamento all’Arabia Saudita nel tentativo di attrarre investimenti, rafforzare la propria posizione internazionale e ridurre la dipendenza storica dagli Stati Uniti. La partecipazione salvadoregna alla tavola rotonda di Riyadh dedicata ai rapporti tra Paesi del Golfo e America Latina viene interpretata come un chiaro segnale di riposizionamento geopolitico del governo di Nayib Bukele.

L’incontro, organizzato dal Gulf Research Center, ha riunito diplomatici latinoamericani e rappresentanti sauditi per discutere di commercio, energia, infrastrutture, sicurezza alimentare e connettività logistica. Dietro il linguaggio diplomatico emerge un obiettivo preciso: Riyadh punta ad ampliare la propria influenza economica e politica in America Latina, mentre San Salvador cerca nuovi partner finanziari e maggiore legittimazione internazionale.

Per l’Arabia Saudita, l’America Latina rappresenta una regione strategica: ricca di risorse, bisognosa di capitali e meno legata agli equilibri tradizionali occidentali. Il Regno saudita mira a espandere la propria presenza attraverso investimenti, accordi commerciali e progetti infrastrutturali, inserendosi nei circuiti economici latinoamericani con una diplomazia sempre più fondata sui fondi sovrani e sulle grandi opere.

Il governo di Bukele prova invece a vendere l’immagine di un Paese trasformato. L’ambasciatore salvadoregno in Arabia Saudita, Ricardo Cucalon, ha presentato El Salvador come uno dei Paesi più sicuri dell’emisfero occidentale, sottolineando i risultati ottenuti contro le bande criminali. La sicurezza interna diventa così uno strumento di politica estera e un elemento centrale per attrarre investitori stranieri.

La cooperazione tra i due Paesi ha già prodotto risultati concreti. Nel 2024 il Fondo Saudita per lo Sviluppo ha finanziato con 83 milioni di dollari una centrale elettrica a biogas sul fiume Acelhuate. Nel 2025 Riyadh ha inoltre annunciato una donazione da 10 milioni di dollari destinata a programmi di assistenza sociale. Pur trattandosi di cifre limitate rispetto ai grandi investimenti sauditi in Asia o Africa, il valore politico dell’operazione è significativo.

Sul piano strategico, il rapporto non ha ancora una vera dimensione militare, ma ruota attorno al concetto di stabilità. Bukele propone il proprio modello di controllo interno come garanzia per capitali e infrastrutture, cercando di trasformare la sicurezza pubblica in un asset geopolitico. Tuttavia, il forte accentramento del potere e l’uso prolungato di misure emergenziali continuano a suscitare critiche da parte di organizzazioni internazionali e osservatori sui diritti civili.

Secondo l’analisi geopolitica, El Salvador tenta di costruire una politica estera più autonoma, moltiplicando i propri interlocutori tra Stati Uniti, Cina, monarchie del Golfo e investitori internazionali. Per Riyadh, invece, il rapporto con San Salvador offre l’opportunità di consolidare la propria presenza in una regione tradizionalmente sotto influenza statunitense, senza entrare in uno scontro diretto con Washington.

Il dossier salvadoregno riflette una trasformazione più ampia dell’ordine internazionale: i Paesi del Golfo non esportano più soltanto petrolio, ma capitale, infrastrutture e influenza politica. In questo scenario, anche relazioni apparentemente periferiche come quella tra Riyadh e San Salvador assumono un significato strategico crescente nella competizione globale per investimenti, risorse e alleanze.