di Giuseppe Gagliano –

Le inchieste pubblicate dal quotidiano spagnolo El País alimentano nuovi interrogativi sull’evoluzione del potere in El Salvador, dove il presidente Nayib Bukele, eletto con la promessa di smantellare le vecchie oligarchie, è ora accusato di aver favorito la nascita di una nuova élite economica vicina al governo.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, durante il primo mandato Bukele e la sua famiglia avrebbero acquistato 34 proprietà, tra appartamenti, piantagioni di caffè e terreni agricoli, per un valore di circa 9,2 milioni di dollari. Le dichiarazioni patrimoniali mostrerebbero inoltre un incremento del patrimonio netto del presidente da poco meno di un milione di dollari nel 2012 a oltre 4,4 milioni nel maggio 2026. Parallelamente, almeno 21 dei 75 alti funzionari esaminati avrebbero registrato aumenti patrimoniali particolarmente significativi.

Le acquisizioni immobiliari e gli investimenti agricoli, insieme alla riqualificazione del centro storico di San Salvador, hanno alimentato dubbi sul possibile intreccio tra potere politico e interessi economici, soprattutto in un contesto caratterizzato da controlli istituzionali limitati e da una forte concentrazione del potere nelle mani dell’esecutivo.

Il consenso di Bukele continua tuttavia a poggiare sui risultati ottenuti nella lotta alle bande criminali. Lo stato di eccezione, la militarizzazione del territorio e gli oltre 90 mila arresti effettuati dall’inizio della campagna di sicurezza hanno ridotto drasticamente gli omicidi e restituito allo Stato il controllo di vaste aree del Paese, rafforzando la popolarità del presidente.

Le pressioni del Fondo monetario internazionale hanno infine contribuito a rendere pubblici numerosi dati patrimoniali, collegando il sostegno finanziario al rafforzamento delle misure anticorruzione, della trasparenza amministrativa e dell’indipendenza della magistratura. Resta così aperto il dibattito sul futuro del modello salvadoregno: se rappresenti una reale rottura con il passato o l’affermazione di una nuova classe dirigente economica costruita attorno al potere presidenziale.