di Enrico Oliari –
Come da sondaggi, le elezioni di Midterm si sono rivelate una vera e propria tegola su Obama e sulla sua amministrazione, per cui gli si prospettano due anni difficili. Il Congresso è praticamente in mano al Repubblicani del Grand Old Party, che è riuscito a prendere la maggioranza anche al Senato con 52 seggi su 100, cosa che non succedeva dal 2007. E pure su buona parte di quei 36 posti da governatore di Stati importanti per cui si combatteva. Oggi sono repubblicani Michigan e Wisconsin, dove i Repubblicani erano favoriti, ma anche Florida, Illinois, Maine, Kansas, North Carolina, Arkansas, West Virginia, South Dakota, Montana, Colorado e Iowa. I democratici hanno vinto, come da consuetudine, nello Stato di New York con Andrew Cuomo, al suo secondo mandato, e in California con Jerry Brown, pronto per il suo quarto mandato, non consecutivo, mentre la Louisiana andrà al ballottaggio il 6 dicembre.
A vincere al Senato è stato il 72enne Mitch McConnel, leader di quella che era la minoranza e che oggi è la maggioranza e persona con cui ora Obama dovrà scendere a compromessi, se vorrà concludere qualcosa nei prossimi due anni.
Caustici (per Obama) i primi commenti, con il presidente del Great Old Party, Reince Priebus, il quale a caldo ha dichiarato che “Ai repubblicani è stata data l’opportunità di guidare il paese in una migliore direzione e i repubblicani alla Camera e al Senato sono pronti ad ascoltare il popolo americano. Speriamo che lo farà anche il presidente Obama”. Più riflessivo Mitch McConnell, per il quale “I giornali diranno che ho vinto la gara. Ma la verità è che stanotte ne cominciano un’altra, ben più importante della mia: si tratta della gara per cambiare direzione al Paese, per restaurare la speranza, l’ottimismo e la fiducia”. “Non mi aspetto – ha aggiunto- che il presidente si svegli e veda il mondo in maniera diversa. Lui sa che neanche io lo farei. Ma abbiamo l’obbligo di lavorare assieme sulle questioni dove possiamo trovare un accordo. Non è perché abbiamo un sistema con due partiti che ci dobbiamo trovare in una situazione di conflitto perpetuo”.
Nella conferenza stampa convocata dopo l’ufficializzazione dei risultati il presidente Barak Obama ha affermato di voler “lavorare con il nuovo Congresso: lavoreremo insieme nei prossimi due anni”. Obama ha preso atto che “Gli americani hanno inviato un chiaro messaggio: si deve lavorare duro e ci si deve concentrare sulle loro aspirazioni, non sulle nostre. Siamo più che una semplice mappa di stati rossi e blu. Noi siamo gli Stati Uniti: possiamo e dobbiamo fare di più insieme”. (…). “Iniziamo da dove siamo d’accordo, questo aumenterà la fiducia reciproca e restituirà fiducia agli americani. Il Congresso passerà alcune leggi che io non potrò firmare e prenderò sicuramente decisioni che non piaceranno al Congresso. Ma ci sono aree su sui ci può cooperare. Gli Stati Uniti hanno fatto progressi reali dalla crisi finanziaria, con la disoccupazione che è scesa e il deficit che è calato”. L’inquilino della Casa Bianca ha comunque voluto garantire di voler continuare a lavorare ”nel modo migliore possibile”, quindi ha chiesto maggiori fondi per lotta all’Isis e all’epidemia di Ebola.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è congratulato con i Repubblicani per la vittoria.

