di Marco Paganelli –
Le elezioni svolte lo scorso 2 novembre in Ucraina orientale stanno diventando oggetto di ulteriori tensioni internazionali.
I dati elettorali hanno dimostrato un forte consenso popolare nei confronti del premier dell’autoproclamata Repubblica di Donetesk Alexander Zakharcenko che è stato eletto così presidente (ha dichiarato subito che l’Ucraina ha scelto la via della guerra) mentre il leader Igor Plotniski ha assunto la medesima carica in quella di Lugansk ottenendo un risultato altrettanto eccellente.
L’esecutivo di Kiev ha aperto un’inchiesta per “azioni mirate a cambiare l’ordine costituzionale e a prendere il potere”.
Il premier Poroshenko ha accusato i ribelli di avere costretto gli elettori ad andare alle urne sotto la minaccia delle armi e proporrà al Consiglio di Sicurezza Nazionale di abrogare la legge che concede uno statuto speciale alla regione del Donbass mettendo in discussione così gli accordi stipulati lo scorso 5 settembre con Mosca in Bielorussia.
Il ministro degli Esteri russo ha sottolineato la validità della consultazione evidenziandone l’alta affluenza mentre il vice presidente della Duma Mikhail Marghelov ha avvertito Kiev che il riconoscimento dei suoi esiti “è una questione di guerra o di pace”.
La Casa Bianca e l’Unione Europea hanno espresso l’opinione opposta definendo il voto “illegale” e condannandolo in quanto è contrario a quanto stabilito dagli accordi di Minsk di due mesi fa; l’amministrazione americana ha minacciato ulteriori sanzioni verso Putin se egli non rispetterà i contenuti del documento (ciò potrebbe danneggiare ulteriormente l’economia mondiale e irrigidire i rapporti tra i due paesi).
Le autorità di Kiev hanno affermato che è in corso un massiccio spostamento di mezzi militari e di truppe dal territorio russo verso le regioni del paese controllate dai separatisti; desta preoccupazione inoltre la notizia del presunto inizio di esercitazioni militari che starebbero coinvolgendo 150.000 soldati ordinate, nelle scorse ore, a sorpresa da Putin al confine con l’Ucraina.
Le novità emerse dimostrano il nervosismo del leader del Cremlino il quale ha sfidato la Nato intensificando l’invio nei cieli europei, ultimamente più di una trentina di volte, di alcuni bombardieri nucleari della sua aviazione.

