di Enrico Oliari –
Non è piaciuto al presidente turco Recep Tayyip Erdogan il rapporto 2015 sui progressi della Turchia del Parlamento europeo, il quale ha approvato a maggioranza, tra l’altro, una risoluzione dove viene espressa preoccupazione per la questione irrisolta dei curdi e la violazione dei diritti umani in Turchia.
Il rapporto analizzava la situazione della Turchia a 360 gradi, passando dalle grandi opere (tra cui il terzo ponte sul Bosforo e il canale che collegherà il Mar Nero e il Mare di Marmara) alla libertà di stampa, alla questione della sicurezza, per un paese che insistentemente chiede di entrare nell’Unione Europea al punto da pretendere nell’intesa sulla gestione dei migranti la riapertura degli step necessari all’integrazione, oltre alla cifra di 6 miliardi di euro.
Erdogan, che ha parlato senza mezzi termini di “provocazione”, ha affermato che “Ha molto più’ bisogno l’Unione Europea della Turchia che la Turchia dell’Unione Europea”.
In merito alla raccomandazione di proseguire le grandi opere “in maniera ecosostenibile, tenendo presenti le necessità della popolazione e gli impatti ambientali a medio e lungo termine”, il presidente turco ha replicato che la Turchia “non ha nessuna intenzione di rinunciare agli obbiettivi fissati per il 2023”, ed ha invitato l’Unione Europea a “tenere a mente queste parole”.
Ha poi precisato che “La nostra reazione non è riferita al rapporto in sé, ma alla superficialità con cui è stato preparato”, probabilmente su influenza di membri del partito filo-curdo dell’ADP, uno dei quattro presente nel Parlamento di Ankara.
Già il ministro turco per gli Affari europei Volkan Bozkyr aveva fatto sapere il rifiuto ad accettare tale risoluzione poiché vi è inserita la richiesta, risalente allo corso anno, di riconoscere il genocidio degli armeni ad opera dell’Impero Ottomano del 1915.

