di Valentino De Bernardis –
Lo scorso 9 settembre in Addis Abeba si è tenuto un incontro bilaterale tra il presidente della repubblica etiope Mulatu Teshome Wirtu e i rappresentanti della compagnia cinese Poly Technology Company (sussidiaria del China Poly Group Corporation), guidati dal vicepresidente Huang Geming. L’occasione è stata proficua per fare il punto sulla politica energetica etiope e, in particolare modo, sullo sfruttamento delle riserve di gas naturali, per il quale la Cina si impegnerà con ingenti investimenti. Le previsioni di produzione della Poly Technology Company si attestano attorno ai 40 miliardi di galloni entro i prossimi tre anni, una stima che potrebbe far diventare Addis Abeba, nel medio-lungo periodo, uno dei maggiori produttori di gas mondiale dopo Russia, Qatar e Iran.
Il concreto impegno cinese anche nell’attività estrattiva etiope è una ulteriore testimonianza della stretta sinergia che ormai unisce i due governi, che nell’ultimo decennio hanno intrapreso un simbiotico percorso di sviluppo. Questione sottolineata anche dal nuovo ambasciatore cinese in Etiopia, La Yifan, lo scorso 2 aprile (a due mesi dal suo insediamento) riportando come il commercio bilaterale tra i due paesi abbia raggiunto i 3,4 miliardi di dollari.
La politica energetico-estrattiva etiope ha ricevuto una forte spinta negli ultimi anni, accompagnata dalla scoperta di nuove ingenti riserve di idrocarburi ad Arbaminch, a circa 500 km a sud di Addis Abeba e in tutto il bacino dell’Ogaden, per i quali sono state già concesse molte licenze per esplorazione e sfruttamento di oltre 40 blocchi a varie compagnie, come la Tullow, Mobil Oil East Africa ltd, Africa oil corporation, Agip, Shell Ethiopia e Kalub gas. Le concessioni ottenute dal Poly Group nell’Ogaden riguardano lo sviluppo di due blocchi e l’esplorazione di otto blocchi (per un’area di 117,151 chilometri quadrati).
La storia delle riserve di idrocarburi in Etiopia risale alla fine del secondo conflitto mondiale, quando la statunitense Sinclair Oil Company diede il via alle perforazioni nella regione del Somali, prima di dover abbandonare il progetto a seguito della rivolta guidata da Muktal Dahir nel 1963. I primi giacimenti di gas di Calub e Hilala furono scoperti dalla Tennaco solo nel 1973 e 1974, interrotti dallo scoppio della rivoluzione del 1974. Successivamente è stato il turno della società russa Soviet Petroleum Exploration Expedition (SPEE) che ha perforato diversi pozzi nella medesima zona tra il 1986 e il 1991, poi costretti anche loro a ritirasi con la caduta della dittatura militare e la guerra civile. Con la stabilizzazione politica del paese molteplici società asiatiche si sono adoperate nella regione per dare nuovo slancio all’attività estrattiva e anche la questione della sicurezza delle aziende, legata principalmente alla presenza dell’Ogaden National Liberation Front (ONLF) impegnata in una sotterranea guerriglia per l’indipendenza, non è attualmente una questione rilevante da porre in pericolo lo svilito della regione, con l’ONLF gravemente indebolito nel corso degli anni dall’azione delle forze governative.
Essendo l’Etiopia una delle maggiori economie emergenti dell’Africa sub-sahariana, con un tasso di crescita previsto di oltre il 10% nel biennio 2015-2016, la svolta della politica energetica era solamente una questione di tempo, dato il costante aumento della domanda di energia. Questione comune a tutte le economie emergenti africane, come testimonia ad esempio il recentissimo accordo (10 settembre) per la costruzione di centrali nucleari tra Kenya e Cina prevista entro il 2025.
Intanto continuano a procedere i lavori per la costruzione di un oleodotto di collegamento tra il bacino dell’Ogaden e il porto di Gibuti (passando attraverso Hawassa e Dira Dawa), dove il governo di Abdoulkader Kamil Mohamed sta costruendo un impianto per lo stoccaggio del gas, con un investimento complessivo di 2,6 miliardi di dollari. Costruzioni a cui, non a caso, parteciperà anche la cinese Poly Corporation.
@debernardiv
Le opinioni espresse in questo articolo sono espresse a titolo personale.

