di C. Alessandro Mauceri –

Non passa giorno ormai senza che i giornali non riempiano le prime pagine di casi di immigrati clandestini scomparsi in mare nel tentativo di raggiungere le coste italiane, in particolare della Sicilia. E le autorità pur di avere la propria foto sulle prime pagine dei giornali si precipitano a Lampedusa e si genuflettono al dramma.

In realtà c’è un altro numero, ben maggiore e anche questo riguardante persone di cui si è persa ogni traccia, ma del quale nessuno parla. E il numero dei minori scomparsi. Solo in Europa sono 630.724 le segnalazioni di minori di cui non si sa più niente. I minori di cui non si hanno più tracce sarebbero oltre novanta mila solo in Gran Bretagna (91.230), circa la metà in Francia e pochi di meno in Germania, e giù a scalare negli altri Paesi europei. E questo solo lo scorso anno. È il dato fornito dai 29 Centri europei di Missing Children, la rete di associazioni non governative che si occupano di bambini scomparsi o sfruttati sessualmente, e confermato da Telefono Azzurro nel corso della conferenza “Quando ogni minuto conta”, tenutasi in giungo ad Atene.

Il problema è ben noto alle autorità. La Commissione europea, con il sostegno del Parlamento europeo, ha recentemente pubblicato i dati di uno studio sulla situazione attuale del problema. Tante belle parole, tanti soldi spesi, ma nessun intervento concreto. É stato anche creato un numero verde unico per tutta l’Europa, ma il problema, lungi dall’essere stato risolto, è peggiorato.

E se è vero che un parte rilevante di questi sono minori è in fuga dalla famiglia, tutti gli altri, e questo è il dato più sconcertante, sono minori che vengono portati via contro volontà loro e dei genitori e, spesso, scompaiono per sempre. Si va dal rapimento da parte di parenti che non fanno parte del nucleo familiare agli abusi sessuali, dal rapimento per utilizzare i minori nell’accattonaggio fino al traffico di organi. C’è stato anche chi ha detto che esisterebbe un rapporto tra l’aumento dei casi di sparizioni di minori e l’utilizzo di internet e dei social network che consentono di ampliare la rete delle conoscenze al di fuori del comune di residenza, ma spesso impediscono ai minori di effettuare i dovuti controlli.

Anche in Italia il problema è noto alle autorità (nella “classifica” dello studio dell’Ue, il Bel Paese occupa la settima posizione) e da molti anni ormai. Il più delle volte, quando sparisce un minore, se ne parla un giorno, al massimo due. Poi cala uno strano silenzio. A volte, vista l’insistenza dei genitori, la notizia torna tra i titoli del telegiornali, ma non si tratta di notizie “bollenti”, di quelle che fanno audience, e così, dopo un po’, tutto finisce nel dimenticatoio. E nessuno parla più di quel “caso”. E tanto meno del problema.

Già nel 2009, l’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni, basandosi sui dati forniti dalla Direzione Centrale Anticrimine della Polizia di Stato, aveva denunciato la gravità della situazione: “Su 1.320 bambini sbarcati a Lampedusa, 400 sono spariti”. E sempre Maroni aveva dichiarato, durante una conferenza dell’Unicef a Roma, che esiste un serio pericolo derivante dal “traffico d’organi di minori”. In Italia è vietato vendere o comprare organi, ma anche nel Bel Paese ai disperati in attesa di trapianti arrivano offerte da oltre confine.

Il fatto è che, in Italia come in altri Paesi, il numero di “casi” continua ad aumentare a ritmo vertiginoso anno dopo anno: nel 2009 i bambini dichiarati scomparsi erano 1.033. Nel 2012, secondo i dati forniti dalla Sezione Minori della Polizia di Stato nel rapporto della Direzione Centrale della Polizia Criminale, i minori ancora da ritrovare erano diventati 2.649 (dei quali 1.201 residenti nel Nord Italia e 830 nel Sud. Il 24,3 % bambini italiani e il 75,7% minori di origine straniera). Nel 2013 la situazione è peggiorata: sarebbero oltre 3.000 i minori spariti e ancora non ritrovati, il triplo di quelli del 2007.

E senza che nessuno faccia niente per intervenire. Semplicemente si preferisce non parlarne. Nel migliore dei casi il problema viene trasformato in mera materia di studio e di analisi. Altre volte, a ricevere un po’ di attenzione, sono i singoli casi di cronaca, mai il problema nel suo insieme.

Quando un barcone di immigrati clandestini affonda, media e politici si precipitano, a volte si genuflettono altre volte invocano l’intervento dell’UE, ma non passa giorno senza che si parli del problema e di tutte le sue conseguenze dal punto di sociale economico e umano.

Quando invece a scomparire sono migliaia di bambini, ci si limita a compiere le indagini del caso. Anche quando il fenomeno ha raggiunto ormai numeri spaventosi.