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E’ andato male il lancio del vettore Sojuz (“Unione”) dal nuovissimo cosmodromo di Vostochniy, oblast dell’Amur, la regione più a oriente della Russia. Il razzo doveva portare nello spazio qualcosa di più dei tre satelliti, cioè il prestigio della Russia di tornare ad avere un proprio cosmodromo e non ricorrere a quello affittato di Bajkonur, un tempo in Unione Sovietica ma oggi in Kazakistan.

Per il lancio del Sojuz, il primo dal nuovo impianto, si era recato a Vostochniy il presidente Vladimir Putin, che nel 2007 aveva firmato il progetto per la costruzione del cosmodromo.

Di certo Putin non deve aver digerito il fallimento del lancio (il vettore non è partito), per cui ha fatto annullare gli impegni ed è rimasto a Vostochniy per il nuovo tentativo previsto per domani mattina alle 6.01, ora locale.

Da più parti viene dato un Vladimir Putin gelidamente infuriato, ed il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha fatto sapere che il presidente è rimasto per valutare “le prospettive della realizzazione del lancio tra 24 ore”.

L’impianto è stato realizzato in ritardo sulla tabella di marcia, cosa che in passato aveva portato Putin a prendersela con il vice primo ministro Dmitry Rogozin.

I primi lanci di razzi con pilota dal cosmodromo di Vostochniy sono previsti per il 2023.