di Fabrizio Montagner –

zamboangaPermane in tutta la sua difficoltà la crisi di Zamboanga, città di quasi 800mila abitanti a sud delle Filippine dove il 9 settembre scorso circa 200 miliziani islamici del Fronte Moro hanno assaltato un quartiere del centro abitato ed hanno sequestrato 170 civili: le trattative per il rilascio dei prigionieri permangono in una situazione di stallo, anche se diversi, fra i quali alcuni bambini ed il religioso cattolico Michael Ufana, sono stati liberati o sono rusciti a fuggire.

Gli scontri fra i 3mila agenti delle Forze di elite filippine ed i terroristi sono continui ed il portavoce militare, il tenente colonnello Ramon Zagala, ha fatto sapere che l’esercito continua a spingersi in avanti per tenere sotto pressione i miliziani.

“Quello che sappiamo oggi – ha spiegato Zagala – è che ci sono circa 180 combattenti MLNF (Fronte Moro) ed un numero imprecisato di ostaggi nella zona, mentre gli osservatori dei Diritti umani stanno cercando di avere almeno una possibilità di entrare nell’area controllata dai terroristi per offrire aiuto e assistenza medica”.

Al momento sarebbero 51 i miliziani uccisi dalle Forze di sicurezza, mentre gli sfollati dai quartieri interessati dagli scontri sono quasi 70mila; il piano per il cessate il fuoco presentato dal vicepresidente Jejomar Binay al leader del MNLF, Nur Misuari, è stato abbandonato in quanto non si è arrivati ad un’intesa.

Il Fronte Nazionale di Liberazione Moro è un’organizzazione politica e paramilitare che lotta per la secessione dei territori meridionali dalle Filippine, al fine di costituire uno Stato islamico che comprenda le isole Sulu; il partito politico è al governo della regione autonoma musulmana nel Mindanao, creata nel 1989, ma gli scontri armati hanno provocato negli anni oltre 150mila vittime.