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A pochi giorni dalle elezioni del presidente Rodrigo Duerte, sono ripresi nelle Filippine, nell’arcipelago delle Visayas, gli attacchi dei guerriglieri comunisti del Bagong Hukbong Bayan, ala armata del Ccp (Partito comunista delle Filippine), all’esercito.
Da quanto si è appreso, i militari di Manila stavano perlustrando una zona nei dintorni del villaggio di Negros, quando sono stati sottoposti al fuoco dei miliziani. Il bilancio è di sette morti.
Si tratta di un episodio di violenza che arriva dopo il fallimento delle trattative fra il Bagong Hukbong Bayan e le autorità di Manila, e lo stesso Duerte aveva promesso in campagna elettorale di riprendere i colloqui interrotti nel 2013 dal premier Benigno Aquino III, dando ad alcuni esponenti del gruppo la possibilità di entrare a far parte del nuovo governo.
I ribelli comunisti si sono ridimensionati in numero rispetto agli anni Ottanta, passando da 25mila a 4mila unità; alle spalle hanno una lunga scia di sangue (30mila morti in 50 anni), ed a determinare la sospensione delle trattative nel 2013 era stato proprio un attacco ai militari.
