di Enrico Oliari –
Ha preso il via a San Pietroburgo, in Russia, il summit del G20, ovvero le venti economie più avanzate del pianeta: si tratta del primo a presidenza russa ed il capo di casa, il presidente Vladimir Putin, ha accolto nelle sontuose residenze degli Zar i vari leader di, per i G8, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia; per i Brics, Brasile, India, Cina e Sudafrica; per gli “Altri paesi”, Australia, Arabia Saudita, Argentina, Corea del Sud, Indonesia, Messico e Turchia.
Gli argomenti all’ordine del giorno di quella che è una riunione annuale (le prossime sono nel 2014 in Australia e nel 2015 in Turchia) sono la crescita economica e il lavoro, ma certamente si approfitterà dell’occasione per affrontare la questione siriana, dopo che poche settimane fa il presidente degli Stati Uniti Barak Obama, sostenitore di un attacco militare al regime siriano, aveva annullato a causa del Datagate il previsto incontro con l’omologo russo, Vladimir Putin, sostenitore del presidente Bashar al-Assad.
Al momento non viene dato un incontro dei due a tu per tu, tuttavia non è da escludersi che in occasione del forum verrà ricavato uno spazio perché le varie parti possano portare i rispettivi punti di vista.
Obama ha invece interloquito con la presidente sudcoreana Park Geun-hye, con il premier italiano Enrico Letta, con il premier britannico David Cameron e con il Primo ministro giapponese Shinzo Abe.
In mattinata Letta ha incontrato i leader di Giappone e Cina, dopodiché ha dichiarato che “È il primo G20 senza che l’Italia sia il grande sorvegliato speciale. Per me è fonte di grande soddisfazione”.
A termine dell’incontro con il presidente russo, il premier italiano ha detto: “Vorrei che tutti in Italia fossero consapevoli di questa cosa e convinti di quanto questo sia un fatto importante. (…) Questo è un G20 con al centro il tema della crescita e del lavoro e non dell’austerità. La parola crescita prima era una bestemmia, oggi il cuore del G20”.
Letta ha quindi invitato Putin a Trieste il prossimo 26 novembre per un incontro bilaterale.
Tornando alla questione siriana, la tedesca Angela Merkel ha spiegato di “non credere ancora che verrà raggiunta una posizione comune”, poiché non vi è accordo su chi abbia fatto ricorso alle armi chimiche nel conflitto siriano. Sul tema si è anche espresso Enrico Letta, il quale ha spiegato che “questo G20 è l’ultima occasione per trovare soluzioni politiche e negoziate sulla Siria. (…)Dobbiamo prendere sul serio la lettera inviata dal Papa”. Il premier italiano ha poi aggiunto, sempre in tema di Siria, che “La cosa peggiore sarebbe che l’Europa arrivasse con ognuno che dice una cosa diversa e sto lavorando a far sì che l’Europa riesca ad esprimere una voce la più unitaria possibile”, anche perché “non siamo preoccupati solo delle conseguenze politiche ma anche di quelle economiche e dell’instabilità che può portare sui mercati” un allargamento del conflitto siriano.
Dello stesso avviso la Cina, che è da sempre contraria ad ogni intervento militare contro Damasco e che ha diritto di veto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: come ha spiegato il viceministro delle finanze cinese Zhu Guangyao a margine del summit, “un’azione militare avrebbe un impatto negativo sull’economia globale, in particolare sul prezzo del petrolio, causandone un aumento”.
Anche per il presidente della Commissione europea, Jose Manuel Barroso, la soluzione alla crisi siriana non può che essere politica, per cui occorre “forgiare un consenso internazionale su come rispondere agli ultimi sviluppi ed anche su come mettere fine a questo conflitto”. Riferendosi al dramma dei profughi, oltre 6 milioni fra interni ed emigrati secondo i dati dell’Unhcr, Barroso ha aggiunto che “questa situazione orribile resta una macchia sulla coscienza del mondo. Noi tutti abbiamo il dovere di agire e l’Ue crede che gli sforzi dovrebbero continuare verso una soluzione politica del conflitto”.

