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Non si placano in Francia le proteste per la morte del giovane ambientalista Remi Fraisse, residente a Tolosa, rimasto ucciso lo scorso 26 ottobre in scontri con la polizia a Testet, nei pressi del cantiere della diga di Sivens.
A poco è servito il sentimento di compassione del presidente Francois Hollande rivolto alla famiglia, come pure l’aver affermato che sull’accaduto “sarà fatta tutta la verità”: da giorni in tutto il paese sono in corso manifestazioni di protesta anche per la gravità dei fatti, in quanto il giovane è rimasto ucciso a causa dell’esplosione probabilmente di una granata assordante sparata ad altezza uomo e a brevissima distanza. Difatti l’autopsia ha dimostrato che il ragazzo è morto a causa di un’esplosione e il medico legale ha affermato che era “talmente forte da buttarlo violentemente al suolo”.
Ammonta ad almeno sei feriti il bilancio degli scontri delle ultime ore a Nantes e a Tolosa, dove gli agenti hanno risposto con lo sparo di proiettili di gomma verso i dimostranti che hanno lanciato bottiglie piene di acido.
Tuttavia in Francia sono anche giorni di polemiche politiche, con l’ex ministro verde dell’Edilizia Cecile Duflot la quale ha affermato che la morte di Fraisse “è uno scandalo assoluto”, una “macchia indelebile sull’azione di questo governo” e con l’eurodeputato Jose Bové (Lista Europe Écologie) che ha parlato addirittura di “provocazione”, riferendosi alla presenza di agenti presso un cantiere dove era in corso una dimostrazione pacifica.
L’uccisione di Remi Fraisse è il primo caso in quasi 30 anni, quando nel 1986 morì a causa delle manganellate lo studente 22enne Malik Oussekine.

