di Giuseppe Gagliano –
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva arriva a Parigi per la sua prima visita ufficiale in Francia dal 2012. Accolto da Emmanuel Macron in un momento di crescenti tensioni geopolitiche e a pochi giorni dalla conferenza ONU sugli oceani a Nizza, Lula si propone come figura chiave per rilanciare il dialogo internazionale su una serie di dossier cruciali: dalla guerra in Ucraina alla crisi a Gaza, dal libero scambio alla transizione ecologica.
Dietro la diplomazia dei sorrisi e dei ricevimenti ufficiali, si cela una posta in gioco molto più profonda. La Francia, che ha ospitato con tutti gli onori il presidente dei BRICS, punta a sfruttare il prestigio internazionale di Lula per veicolare una mediazione alternativa rispetto alle logiche occidentali più rigide. L’Eliseo guarda con interesse al ruolo potenziale del Brasile come ponte con la Russia, dato lo storico buon rapporto tra Brasilia e Mosca, e come sostenitore di una soluzione politica in Medio Oriente, rafforzata dal recente riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese da parte del governo Lula.
Ma questa visita è anche, e forse soprattutto, un’occasione per rilanciare i rapporti bilaterali tra due potenze che spesso si sono trovate su posizioni divergenti. Sono previsti una dozzina di accordi tra Parigi e Brasilia, che spaziano dall’economia alla cultura, passando per l’ambiente. Sul piano commerciale, il tema più controverso rimane l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur. Mentre Berlino e Madrid spingono per ratificarlo, Parigi continua a opporsi, invocando clausole ambientali più vincolanti. Lula, da parte sua, ribadisce che l’intesa rappresenta una chance cruciale per il Brasile, soprattutto in un momento in cui le relazioni con Washington sono rese complicate da tensioni doganali e frizioni politiche.
Un altro nodo è quello della transizione ecologica. Lula ha dichiarato apertamente che parte delle entrate petrolifere, anche da progetti offshore particolarmente controversi, come quelli nella regione amazzonica, saranno impiegate per finanziare politiche ambientali. Una dichiarazione che suscita reazioni contrastanti in Europa, dove il binomio “petrolio e verde” continua a suscitare diffidenza. Ma è proprio su questo piano che Macron e Lula vogliono mostrarsi uniti, in occasione del decimo anniversario dell’Accordo di Parigi sul clima e all’interno della cornice simbolica della “Saison France-Brésil 2025”.
La conferenza ONU sugli oceani, prevista per il 9 giugno a Nizza, rappresenta un punto culminante di questa diplomazia climatica. Lula e Macron interverranno insieme per rilanciare gli impegni internazionali a favore della biodiversità marina. Non è un caso se la tappa successiva del presidente brasiliano sarà il Principato di Monaco, dove l’8 giugno parteciperà a un vertice economico internazionale, prima di ritrovare il suo omologo francese sulla Costa Azzurra.
In un contesto internazionale sempre più polarizzato, in cui i Paesi del Sud globale rivendicano una voce autonoma e una maggiore capacità di influenza, la visita di Lula si carica di un valore simbolico: mostrare che il dialogo tra Nord e Sud può ancora esistere, purché fondato sul rispetto reciproco e su una comune visione di lungo termine.
La sfida tuttavia resta quella della concretezza. Tra le dichiarazioni d’intenti e le reali convergenze strategiche il divario è spesso profondo. Ma per Macron, che cerca di ribilanciare la politica estera francese all’interno di un’Europa inquieta e di un occidente stanco, e per Lula, che vuole affermare il ruolo del Brasile come potenza diplomatica e ambientale, Parigi diventa il teatro di un ambizioso tentativo di diplomazia multipolare.












