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Un giovane manifestante ambientalista di 21 anni, Remi Fraisse, residente a Tolosa, è rimasto ucciso in scontri con la polizia a Testet, in Francia, nei pressi del cantiere della diga di Sivens: si tratta del primo caso in quasi 30 anni, quando nel 1986 morì a causa delle manganellate lo studente 22enne Malik Oussekine.

Intervenendo sull’incidente il presidente Francois Hollande ha dichiarato che sull’accaduto “sarà fatta tutta la verità” ed ha chiesto a tutti di “essere responsabili”, anche per le “dichiarazioni eccessive” che sono seguite.

L’ex ministro verde dell’Edilizia Cecile Duflot ha affermato che la morte di Fraisse “è uno scandalo assoluto”, una “macchia indelebile sull’azione di questo governo”,

L’eurodeputato Jose Bové (Lista Europe Écologie) ha parlato addirittura di “provocazione”, riferendosi alla presenza di agenti presso un cantiere dove era in corso una dimostrazione pacifica.

Gli ha risposto il ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, il quale ha dichiarato che “Vedo molte accuse nonostante le indagini siano ancora in corso. Non è molto responsabile. Mi sono impegnato affinché il governo faccia in modo che la verità venga detta. Tutti i mezzi sono in campo affinché si arrivi alla verità”.

Il premier Manuel Valls, che come Hollande ha invitato a evitare “dichiarazioni eccessive”, ha sottolineato che il dramma si è consumato in un ambito di “manifestazioni particolarmente dure”.

L’autopsia ha dimostrato che il ragazzo è morto a causa di un’esplosione e il medico legale ha affermato che era “talmente forte da buttarlo violentemente al suolo”.