di Guido Keller –

Si è concluso a Lubecca, in Germania, la riunione dei ministro degli Esteri del G7, tale dopo l’espulsione della Russia in seguito alla crisi ucraina. Scopo dell’incontro è stato quello di preparare lo stesso vertice con i relativi capi di stato, previsto per il 7 giugno prossimo in Baviera.

Fra i vari temi trattati ed elencati nella dichiarazione congiunta finale vi è un nuovo richiamo alle parti in lotta nel Donbass ucraino perché rispettino la tregua stabilita con il “Minsk 2”, ma è stato espressa anche una dura critica ai media statali russi per “le continue campagne di disinformazione”; è stata ribadita la necessità di mantenere aperto il dialogo con Mosca.

In tema di Russia è stata decisa la proroga della sospensione di Mosca dal G8 (per cui continua a rimanere G7), com’era stato stabilito in seguito dell’annessione della Crimea un anno fa. Le sanzioni sono confermate.

La Pesc Federica Mogherini ha spiegato che “Verso la Russia la Ue resta unita”, “Non c’è e non ci sarà uno split tra falchi e colombe, l’unità d’azione è forte, solida. Auspichiamo il ritorno di Mosca a un ruolo costruttivo sulla scena internazionale, in questo senso apprezzo molto il ruolo svolto dalle diplomazie tedesca e francese. Ora dipende dalla Russia, la Russia sa, come si è visto sull’Iran e su altri temi in sede Onu, che collaborare è possibile, sa che se vuole può trovare una risposta adeguata ai nostri discorsi costruttivi”.

E’ stata espressa soddisfazione sul raggiungimento dell’intesa per il nucleare iraniano, per cui è stato ribadito che essa “comprenderà il sollevamento delle sanzioni da parte di Stati Uniti, Unione Europea e Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. La Repubblica Islamica è stata invitata “a cooperare pienamente con l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica (Aiea) per la verifica di tutte le attività nucleari e ad affrontare tutte le questioni pendenti, comprese quelle a dimensione militare”.

Mogherini ha spiegato che “I negoziati sono stati difficili, ma la chance è enorme: un accordo di non proliferazione nucleare, una garanzia che l’Iran non si doti di armi atomiche, un incoraggiamento grande alla stabilizzazione nella regione e alle forze che nella società iraniana puntano sull’apertura al mondo. Come quei giovani in piazza, cui una fine delle sanzioni e una distensione col mondo porteranno investimenti, lavoro, un futuro migliore”.

I sette ministri hanno confermato che il presidente siriano Bashar al-Assad non può essere considerato un alleato nella lotta al terrorismo, e che permane una “forte” condanna nei confronti del suo regime. Vi è preoccupazione per il fatto che non tutto l’arsenale chimico della Siria è stato realmente distrutto, bensì se ne sarebbero state tenute nascoste alcune parti.

Sono stati deplorati “gli attacchi, le atrocità e la violazione dei diritti umani” oltre alla “distruzione del patrimonio culturale e religioso” perpetrati dai fondamentalisti dello Stato Islamico in Siria e in Iraq.

Per quanto concerne la crisi in corso nello Yemen, dove i ribelli sciiti houthi hanno preso il potere e dove è in corso l’attacco contro di loro della Lega Araba, il G7 dei ministri degli Esteri ha ribadito il sostegno al presidente Abed Rabbo Mansur Hadi ed ha auspicato la formazione di un governo di unità nazionale sotto la sua guida per uscire dalla crisi.

I ministri hanno quindi deciso di contribuire al rafforzamento della lotta alla pirateria ed hanno rivolto un appello ai paesi di partenza e di transito dei migranti di assunzione delle proprie responsabilità nel contrasto del traffico di esseri umani.

E’ stata poi proposta la creazione di gruppi regionali di esperti per fronteggiare nuovi eventuali focolai di ebola.

Si è parlato anche della crisi libica, dove i problemi urgenti sono il conflitto in corso nel paese, il dramma dei profughi che annegano in mare e l’avanzata dell’Isis (Daesh): Frank-Walter Steinmeier, ministro degli Esteri della Germania (cioè del paese che è presidente di turno del gruppo) ha spiegato che “Abbiamo ascoltato con attenzione il rapporto sul tema del collega Gentiloni, e riteniamo che una soluzione politica tra le parti in conflitto sia difficile ma urgente. Il conflitto tra rivali libici apre un vuoto politico di cui si avvantaggiano solo il Daesh e altre organizzazioni estremiste. Lo Stato islamico cerca ovviamente di estendere il proprio controllo su più territori. Per fermarlo, occorrono soluzioni politiche”.

Da parte sua Gentiloni ha puntualizzato che il criterio di “urgenza non modifica il fatto che noi sosteniamo il percorso negoziale come unica vera soluzione stabile. Ma vuol dire che il tempo non è privo d’influenza, speriamo che il negoziato arrivi in poche settimane a un accordo conclusivo. Tra ondata di flussi migratori e pericolo d’insediamenti terroristici non è un problema solo italiano, ho colto una sensibilità comune”.

Del G7 fanno parte Usa (Kerry), Gb (Hague), Germania (Steinmeier), Francia (Fabius), Italia (Gentiloni), Canada (Nicholson), Giappone (Kishida), più la Ue (Mogherini).