di C. Alessandro Mauceri

Nei giorni scorsi, navi della marina militare israeliana hanno intercettato la nave svedese Gothenburg Marianne, facente parte della “Freedom Flotilla III”, un convoglio di quattro navi a bordo delle quali si trovavano anche il deputato arabo-israeliano Bassel Ghattas e l’ex presidente tunisino Moncef Marzouki.

Secondo quanto riferito dalla marina israeliana, le navi della “Freedom Flotilla III” stavano cercando di rompere il blocco su Gaza. Per questo motivo la Gothenburg Marianne è stata bloccata e scortata verso il porto israeliano di Ashdod. “In accordo al diritto internazionale, la marina israeliana ha ripetutamente chiesto alla nave di cambiare rotta”, ha dichiarato commentato il responsabile israeliano in un comunicato.

L’incontro/scontro è avvenuto in acque internazionali. Fatto questo che rende ancora più grave il gesto di Israele, il cui premier Benyamin Netanyahu ha dichiarato che “Da parte della Flotilla non c’è altro che uno sfoggio di ipocrisia e di bugie che giovano solo all’organizzazione terroristica di Hamas e che peraltro ignorano tutti gli orrori della nostra regione”. “Dopo aver esaurito tutti di canali diplomatici – ha ribadito un portavoce militare – la marina ha deciso di “reindirizzare il vascello in modo da prevenire la rottura del blocco navale”.

Un gesto grave, quello del governo israeliano non solo perché è avvenuto in acque internazionali (agire sulla base delle presunte intenzioni non è previsto dal diritto navale internazionale) ma anche perché la situazione avrebbe potuto degenerare: già nel 2010 la marina israeliana era intervenuta su una nave turca facente parte della stessa missione umanitaria. In quell’occasione però le conseguenze dell’azione ingiustificata condotta dalla marina israeliana furono ben diverse: i morti tra i manifestanti disarmati furono nove e la vicenda causò una lunga crisi diplomatica con il governo di Ankara.

Recentemente la Svezia ha riconosciuto lo stato palestinese.