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La crisi di Gaza sta conoscendo uno dei suoi momenti peggiori, con raid e razzi che si susseguono incessantemente. Oltre ai morti, civili e miliziani, c’è da registrare la distruzione della sede della Radio e della Televisione di Hamas, ma soprattutto dell’unica centrale elettrica della Striscia, i cui depositi di carburante sono stati centrati dai colpi di artiglieria israeliana.

L’intera area è quindi senza elettricità, carenza alla quale gli ospedali e diverse famiglie supplimono con generatori autonomi.

Anche la casa dell’ex premier di Hamas Ismail Haniyeh, sgombrata per tempo, è stata distrutta da un missile.

Medici senza frontiere ha denunciato l’attacco all’ospedale di Shifa, “il quarto nosocomio colpito dopo lo European general hospital, l’ospedale di al-Aqsa e quello di Beit Hanoun”.

Sul piano diplomatico c’è da registrare l’ennesima iniziativa di al-Fatah e dell’Anp al Cairo, ma con Hamas che nega di aver accettato una tregua di 24 ore: “Prenderemo in considerazione un cessate il fuoco – ha spiegato il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri – quando Israele si impegnerà a rispettarlo a sua volta, con garanzie internazionali”.

Il bilancio delle vittime palestinesi parla di ormai 1200 morti, di cui 230 bambini.

Nella foto: la centrale di Gaza prima di essere colpita