di Shorsh Surme

Il New York Times ha riportato che gli Stati Uniti stanno progettando la costruzione di complessi residenziali nelle aree della Striscia di Gaza attualmente occupate da Israele. L’obiettivo dichiarato è offrire sollievo ai cittadini di Gaza, provati da due anni di guerra. Tuttavia, restano forti dubbi sul rischio che tali strutture contribuiscano a consolidare la divisione de facto del territorio.

L’amministrazione del presidente Donald Trump mira a realizzare rapidamente una serie di complessi abitativi per fornire alloggi ai palestinesi nelle zone di Gaza devastate dai combattimenti e sotto controllo israeliano dal cessate il fuoco dello scorso ottobre. I funzionari statunitensi definiscono queste strutture “comunità alternative sicure”, che dovrebbero sorgere principalmente nella parte orientale della Striscia.

Sebbene solo una piccola parte dei due milioni di residenti di Gaza viva in quest’area, mentre la maggioranza risiede nella porzione controllata da Hamas, dove né Stati Uniti né Israele hanno ancora autorizzato la ricostruzione, Washington spera di favorire un trasferimento volontario verso i nuovi complessi. L’intento è attirare i residenti offrendo maggiore sicurezza, distanza dal controllo di Hamas, opportunità di lavoro e la possibilità di ricominciare.

Secondo fonti statunitensi ed europee, il piano prevede complessi modello, sostenibili: evoluzioni dei campi tendati in edifici temporanei ma strutturati, capaci di accogliere 20.000–25.000 persone ciascuno, con servizi come scuole e cliniche.

Aryeh Lightstone, il funzionario dell’amministrazione Trump che guida l’iniziativa, ha dichiarato al quotidiano Al Ray: «C’è un problema pratico: come possiamo fornire alloggi sicuri alle persone il più rapidamente possibile? Questo è il modo più semplice per farlo». Secondo il giornale, il progetto potrebbe offrire un sollievo immediato a migliaia di palestinesi sfollati, ma solleva interrogativi di lungo periodo su una possibile cristallizzazione della divisione tra l’area controllata da Israele e quella governata da Hamas.

Funzionari coinvolti nella pianificazione hanno espresso timori legati alla libertà di movimento dentro e fuori dai complessi e al rischio che i controlli di sicurezza israeliani possano portare molti palestinesi a essere inseriti in liste nere, impedendo loro il trasferimento. Inoltre, nessuno ha finora consultato direttamente i cittadini di Gaza per capire se desiderino vivere nei nuovi insediamenti. Anche con dieci complessi, infatti, si arriverebbe a ospitare solo una frazione dei due milioni di abitanti della Striscia. Rimangono incognite anche le modalità di finanziamento dell’intero progetto.

Il piano di pace dell’amministrazione Trump prevede una Gaza divisa in una “zona rossa”, controllata da Hamas, e una “zona verde”, sotto controllo israeliano, fotografando una situazione in cui non sono stati compiuti progressi significativi nella rimozione o nel disarmo di Hamas.