di Guido Keller –
Niente da fare per la tregua proposta dal Segretario di Stato Usa John Kerry: da quanto si è appreso, Hamas avrebbe accettato di sospendere le ostilità e quindi il lancio di razzi per una settimana, ma a mettersi di traverso è stato questa volta Israele. Infatti il leader politico del partito di Gaza, Khaled Meshaal, ha affermato in un’intervista da Doha alla Bbc, che “Le persone non possono ricevere assistenza sanitaria o andare al lavoro. Perché il popolo di Gaza deve essere punito con questa morte lenta nella più grande prigione del mondo? Questo è un crimine”, per cui ha posto condizioni per il cessate-il-fuoco quali la liberazione dei prigionieri politici nuovamente arrestati dopo che erano stati rilasciati in base al precedente accordo con Israele e l’allargamento delle aree di pesca di Gaza a una fascia di 12 km.
La liberazione dei prigionieri politici rispondeva ad un precedente accordo promosso caparbiamente dallo stesso Kerry, il quale prevedeva anche una prima designazione dei confini di quello che potrebbe essere un futuro Stato palestinese e la cessazione della politica espansiva di costruzione degli alloggi nei Territori occupati, condizioni indigeste alla parte più radicale del Governo Netanyahu, la quale aveva fatto saltare il tavolo e, di conseguenza, spinto i palestinesi a firmare una sessantina di trattati internazionali e soprattutto a riunire nell’Autorità nazionale Hamas ed al-Fatah.
La proposta di tregua presentata da Kerry, che al Cairo si è incontrato con il segretario delle Nazioni unite Ban Ki-moon e con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukri, prevedeva che nella settimana di stop ai combattimenti l’esercito israeliano sarebbe potuto rimanere a Gaza per individuare e distruggere i tunnel. Tuttavia la destra israeliana, che sostanzialmente tiene il governo per il collo, ha chiesto al premier Netanyahu di non accettare nessun accordo ed il portavoce del governo israeliano, Mark Regev, ha fatto sapere che Hamas “ha posto così tante precondizioni per un cessate-il-fuoco in modo da renderlo impossibile”.
Tuttavia, come già successo in passato, la tensione a Gaza sta accendendo anche la Cisgiordania: scontri vi sono stati un po’ ovunque ed un corteo di circa 10mila persone ha manifestato a Ramallah con l’intenzione di marciare fino a Gerusalemme.
A Qalandiya l’esercito ha risposto al lancio di pietre e bombe Molotov e fonti parlano di un 17enne rimasto ucciso e di 150 feriti; a Nablus un 18enne, Khaled Yousef è stato ucciso da un colono in transito con la propria vettura,mentre un 22enne, Tayeb Abu Shehada è stato ucciso dai militari. Hashem Abu Maria (47), Sultan al-Zaaqiq (30) e Abd al-Hamid Breigheth (35) – sono state colpite durante analoghe manifestazioni di protesta nel sud della Cisgiordania a Beit Hummar (Hebron).
Nelle ultime ore sono rimaste uccise a Gaza una trentina di persone, fra i quali un capo della Jihad islamica; il ministero della Salute parla quindi di 895 morti e di oltre 6mila feriti, di cui l’80% civili.
L’esercito israeliano ha invece riferito che sono “240 i miliziani di Hamas uccisi” e che dall’inizio dell’operazione “Margine protettivo” sono stati colpiti 3.590 obiettivi.

