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Nonostante la pressione della diplomazia internazionale e i molti morti civili, Israele non accenna a sospendere l’offensiva nella Striscia di Gaza, tanto che oggi sono stati richiamati altri 16mila riservisti.
Il premier Benjamin Netanyahu ha inoltre fatto sapere che non accetterà alcuna tregua fino a quando l’esercito non avrà ultimato le operazioni di distruzione dei tunnel, che servono ai palestinesi di Gaza sia per introdurre nella Striscia armi, che per fornire la popolazione di generi di prima necessità, visto l’embargo a cui Gaza è sottoposta dal 2007.
Mercoledì si è riunito il Consiglio di sicurezza israeliano, il quale ha stabilito di continuare le azioni offensive: va tuttavia ricordato che il governo Netanyahu, in bilico da tempo, si appoggia su una maggioranza che contempla partiti di estrema destra sionisti, i quali sono contrari ad una soluzione di “due popoli, due Stati” e vorrebbero, come hanno più volte dichiarato, un’unica nazione ebraica, che comprenda anche i Territori occupati.
Intanto l’Alto commissario dell’Onu per i Rifugiati, Navi Pillay, ha criticato Washington per le continue forniture di armi pesanti ad Israele ed ha affermato che “Gli Usa hanno influenza su Israele e dovrebbero fare di più per fermare le morti, per portare le parti nel conflitto al dialogo. Ma non solo forniscono a Israele artiglieria pesante usata da Israele a Gaza, hanno anche prestato quasi un miliardo di dollari perché Israele creasse una protezione contro i razzi per proteggere la popolazione civile israeliana. Un protezione su cui non possono contare i civili a Gaza”.

