Notizie Geopolitiche –
Regge al momento la nuova tregua di 72 a Gaza, che dovrebbe scadere alla mezzanotte del 13 agosto: nei propositi del mediatore, cioè l’Egitto, vi è quello di arrivare ad un accordo “comprensivo” e duraturo.
Hamas ha già fatto sapere che, perché si possa arrivare ad una pace stabile, è necessario rimuovere il blocco a cui è sottoposta Gaza, con la possibilità per i cittadini di uscire e di entrare liberamente come pure di ricevere e commerciare merci, “Altrimenti siamo pronti con altre fazioni palestinesi a resistere sul terreno e politicamente ad affrontare ogni possibilità”.
Difficile che Israele possa accettare tali condizioni, anche perché non vi è garanzia a che un allentamento dei controlli non venga sfruttato dal partito di Gaza per rifornirsi di altre armi.
Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che ”Hamas non ci logorerà e non negozieremo sotto il fuoco” dei razzi.
Dalla Giordania, uno dei pochi paesi del mondo arabo che riconosce Israele, il re Abullah II è intervenuto rispondendo ad un’intervista per il quotidiano al-Ghad per riaffermare che “La sicurezza di Israele potrà essere garantita unicamente con la firma di un accordo di pace che preveda la nascita di uno Stato palestinese” e che “Israele è prima di tutto responsabile dell’aggressione della Striscia”. “La creazione di due Stati – ha continuato il sovrano – è l’unico modo che Israele ha per farsi accettare nella regione e nel mondo intero”.

