Ansa, 15 nov 12 –

Tornano a materializzarsi gli spettri della guerra nella Striscia di Gaza. A quattro anni dalla sanguinosa operazione ‘Piombo Fuso’, Israele ha lanciato una massiccia offensiva aerea sulla Striscia, uccidendo Ahmed Jaabari, 52 anni, comandante del braccio armato della fazione islamica (Brigate Ezzedin al-Qassam), il regista della cattura di Ghilad Shalit e di fatto l’ ‘uomo forte’ di Gaza.La sua eliminazione e’ giunta dopo che per giorni Hamas aveva indirizzato da Gaza i propri razzi contro il Neghev israeliano. ”La situazione era divenuta insostenibile”, si e’ giustificato il premier Benyamin Netanyahu, ”dovevamo assolutamente reagire. Nessuna altra nazione al mondo avrebbe accettato una situazione simile”. E di quanto accaduto nella Striscia Netanyahu ha parlato al telefono, per oltre un’ora, con il presidente americano Barack Obama. Il sostegno degli Usa al diritto di Israele a difendersi e’ a tutto tondo: ”non c’è giustificazione per i codardi attacchi condotti contro Israele”, recita una nota del Dipartimento di Stato. Jaabari e’ stato centrato da un missile a bordo della vettura su cui viaggiava con il figlio. L’esplosione ha ridotto l’automobile a un ammasso di lamiere accartocciate e non gli ha dato scampo. Malgrado la tensione crescente, pare si sentisse sicuro del fatto suo: forse riteneva di beneficiare di una ‘rete di protezione’ egiziana, avendo stretto di recente le proprie relazioni con i servizi segreti del Cairo nello sforzo di arginare le attivita’ sempre piu’ destabilizzanti dei salafiti sia nella Striscia sia nel Sinai. Ma la morte lo ha raggiunto dal cielo nel pieno centro di Gaza City, all’imbocco di via Omar el-Mukhtar. Nella Striscia la notizia dell’uccisione di Jaabari – personaggio circondato da un alone di ammirazione – si e’ sparsa in brevissimo tempo. Attorno all’ospedale al-Shifa si e’ radunata una folla in preda al dolore e alla collera, mentre miliziani di Hamas sparavano in aria rabbiose raffiche di arma automatica. Israele intanto non si e’ fermato, annunciando l’avvio di un’operazione su piu’ vasta scala denominata ‘Colonna di nuvola’: per ora affidata alla sola aviazione, ma aperta al coinvolgimento di forze di terra ”se sara’ necessario”, ha avvertito Netanyahu. Nelle ore successive i raid si sono susseguiti quasi senza sosta, colpendo sia comandanti di Hamas sia i depositi di razzi Fajjar capaci di raggiungere da Gaza, in teoria, la periferia di Tel Aviv. Una fonte militare a Tel Aviv in serata ha detto all’ANSA che i risultati di questo attacco sono stati molto efficaci. Secondo la fonte, Hamas aveva allestito i depositi missilistici anche in zone fittamente abitate da civili, inclusi condomini residenziali e aree limitrofe ad asili nido o ospedali. Cosa che ha offerto a Netanyahu il destro per tornare ad accusare la fazione islamica di farsi scudo con i civili. Da Gaza, tuttavia, Hamas ha reagito accusando a sua volta Israele di condurre ”un’aggressione barbara” e indiscriminata. Il bilancio provvisorio delle vittime palestinesi di queste ore e’ di almeno nove morti (fra cui due bambini) e decine di feriti. Gli islamici al potere nella Striscia – i cui dirigenti di sono dati alla clandestinita’ per sfuggire ai velivoli israeliani – hanno fatto sapere che la loro reazione spalanchera’ ”le porte dell’inferno” di fronte all’ ‘occupante sionista’ e che ormai ”sono leciti tutti gli obiettivi in Israele”. Una prima reazione si e’ avuta alle 20 locali, in contemporanea con l’inizio dei telegiornali israeliani di prima serata, quando la citta’ di Beer Sheva (Neghev) e’ stata investita dal lancio di una quindicina di razzi Grad sparati da Gaza, parte dei quali intercettati dai sistemi di difesa aerea. In tutte le localita’ vicine a Gaza la popolazione israeliana ha avuto ordine di restare in prossimita’ dei rifugi. ”Questo e’ solo l’inizio”, ha sottolineato il ministro della Difesa Ehud Barak, che ha ordinato il richiamo di unita’ di riservisti e l’avvicinamento minaccioso a Gaza di reparti di fanteria. Gli obiettivi dei raid, ha spiegato Barak, sono quattro: il rafforzamento del deterrente israeliano; la distruzione degli arsenali di Hamas e di altre ”organizzazioni terroristiche”; e la difesa dei civili nel Neghev. Il presidente Shimon Peres ha illustrato a sua volta l’operazione a Barack Obama, in una telefonata in cui ha difeso ”l’esecuzione mirata” di Jaabari, additato come un ”estremista radicale” responsabile di numerosi attacchi terroristici e ha sostenuto che Israele non poteva tollerare oltre il lancio di razzi. Tutti gli occhi sono adesso puntati sulle ripercussioni regionali: in particolare alle mosse degli Hezbollah libanesi e dei dirigenti islamici dell’Egitto, invocati da Hamas affinche’ levino la loro voce contro ”l’escalation”. ”Consigliamo a tutti di agire con ponderatezza”, ha ammonito piu’ tardi Ehud Barak dagli schermi televisivi. Parole che tuttavia non sembrano far breccia al Cairo, che ha provveduto a condannare (all’unisono con il Qatar) l’uccisione di Jaabari, a ritirare il suo ambasciatore da Israele, a sollecitare una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza e ad associarsi alla richiesta del presidente palestinese Abu Mazen di un vertice straordinario della Lega Araba, che si terra’ sabato. Intanto, l’ambasciatore israeliano in Egitto Yaakov Amitai ha lasciato il Cairo insieme con lo staff diplomatico dell’ambasciata su un volo diretto ad Amman, in assenza di voli per Israele dal Cairo in serata. Una misura che appare dettata da ragioni di sicurezza. Appelli per la fine immediata delle violenze sono giunti anche dal segretario generale dell’Onu, dalla Russia e dalla Francia. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e’ stato convocato per una riunione urgente a porte chiuse. Ma dal fronte i tamburi di guerra continuano a rullare.

Il presidente americano Barack Obama ha avuto un colloquio telefonico con il premier israeliano Benjamin Netanyahu sui raid israeliani a Gaza. Lo afferma l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Michael Oren, in un’intervista alla Cnn.

Obama e Netanyahu si sarebbero intrattenuti – secondo quanto affermato da Oren – per un’ora al telefono. Obama ha avuto modo di parlare anche con il presidente israeliano Shimon Peres.

Il Consiglio di sicurezza dell’Onu e’ stato convocato per una riunione urgente a porte chiuse sulla situazione nel Medio Oriente. L’incontro e’ previsto per mezzanotte e mezza ora italiana