di Guido Keller

“Se dicessi che abbiamo un piano B, sarebbe come dire che la Commissione prende in considerazione l’idea che il Regno Unito possa lasciare l’Unione Europea. Non do alcun dettaglio sul piano B perché non abbiamo un piano B, abbiamo un piano A: Londra resterà nell’Ue”. Con queste parole il capo della Commissione europea Jean Claude Juncker ha messo ancora una volta le mani avanti sulla paventata Brexit, dopo che il Telegraph ha riportato che il premier britannico David Cameron, incalzato dall’ala euroscettica del suo partito, dovrebbe annunciare a breve (forse in occasione del vertice europeo del 18 febbraio) la data del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Ue. La data probabile per la consultazione referendaria potrebbe essere il 23 giugno.

L’atteggiamento fermo di Juncker indica la poca propensione a cedere sul compromesso ricercato da Cameron, il quale creerebbe un pericoloso precedente nel quadro della Casa comune: Cameron ha chiesto:

– garanzie vincolanti sul piano legale che i 19 membri dell’Eurozona non prendano decisioni che possano influire sull’economia del Regno Unito. Queste includono decisioni sul mercato interno, sulla regolamentazione bancaria e sulla supervisione della stabilità finanziaria. Cameron vule inoltre che gli Stati non appartenenti all’Eurozona siano esentati dai contributi volti a stabilizzare la moneta unica.

– limitazioni a quella che viene considerata un’eccessiva regolamentazione e burocrazia dell’Ue per lanciare la crescita. “Nonostante i risultati ottenuti limitando il flusso di nuove regolamentazioni, il peso dell’attuale regolamentazione è ancora troppo alto”.

– che il Regno Unito sia affrancato da ogni ulteriore politica di integrazione e che vengano incrementati i poteri dei parlamenti nazionali in modo tale che vi sia la possibilità di bloccare le leggi europee; garanzie che per il suo Paese sia preservato il diritto di opzione, precedentemente negoziato, sulle future legislazioni in materia di giustizia e affari interni.

– la riduzione dell’afflusso di migranti nel Regno Unito sospendendo il diritto alla libertà di circolazione per i cittadini dei nuovi Stati membri dell’Ue fino a quando le loro economie non si saranno allineate a quelle dei membri già esistenti. Cameron punta anche a limitare l’accesso al welfare per questa stessa categoria di migranti.

Il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, dopo aver incontrato Cameron, ha affermato che “Ci sono preoccupazioni nel Parlamento europeo per l’Unione bancaria e per le istituzioni finanziarie”, ma ha assicurato il premier britannico che il Parlamento europeo sarà “il più costruttivo possibile per trovare un compromesso”.