di Michele Convertino –

Edimburgo – Neanche il tempo di assorbire l’impatto del referendum del mese scorso, che fonti ufficiali hanno annunciato uno dei primi provvedimenti seguenti al voto che ha visto la Scozia rimanere nell’unione. Infatti fanno sapere nella capitale scozzese che la base navale di Faslane, dove sono situati i tre sottomarini di proprietà della Marina britannica equipaggiati con i missili a testata nucleare Trident, ha concluso col governo un nuovo contratto per la gestione e la manutenzione della stessa. Per una cifra pari ai 3,3 miliardi di euro questo nucleo operativo della Marina avrà vita assicurata per i prossimi anni, salvando da un eventuale taglio del personale circa 1500 posti di lavoro.

Ricordando che il “sì” all’indipendenza si era assestato intorno al 45% e presumendo che tra questi fossero inclusi anche coloro che avrebbero preferito disfarsi di questo deposito nucleare nel Clyde (ad una manciata di chilometri da Glasgow), questa decisione potrebbe suscitare ulteriori polemiche in un futuro prossimo. La questione ha dei tratti particolari che caratterizzano la difficoltà di riuscire a venirne a capo. Su tutto il territorio del Regno Unito sono presenti 9 centrali nucleari che riescono a coprire un sesto del fabbisogno energetico. Di queste 2 sono operative in Scozia e, nessun’altra centrale nucleare verrà attivata dopo l’approvazione da parte del parlamento di Edimburgo di una legge a favore delle energie pulite risalente al 2011. Vani quindi, sono stati gli sforzi dello Scottish National Party ormai orfano di Salmond, e dei Verdi che avevano supportato la campagna pro-indipendenza. Anche se è evidente che qui non si stia parlando della produzione di energia nucleare in senso stretto, Westminster non solo ha ignorato la presenza di un corposo movimento anti-nucleare a tutto tondo ma ha addirittura stanziato nuovi fondi.

Mr. Fallon, a capo del centro militare di Faslane, si è lasciato andare a considerazioni abbastanza infelici a riguardo. Egli ha infatti dichiarato che è solo grazie a questo nuovo contratto che tutto il Regno Unito può reputarsi più sicuro e pronto in caso di necessità e ha inoltre aggiunto che è stata solo una ”minoranza” quella che ha supportato l’idea di rimuovere i sottomarini dal territorio scozzese. Insomma se da una parte questo contratto darà la possibilità di salvare posti di lavoro e di mantenere nelle loro posizioni quegli impiegati altamente specializzati che sarebbe stato difficile destinare ad altri ruoli, dall’altra, alimenterà le polemiche e pone in essere un interrogativo alquanto semplice: perché nei palazzi di Londra non si è mai pensato di riportare quelle armi di distruzione di massa su territorio inglese?