di Notizie Geopolitiche –
La cancelliera tedesca Angela Merkel, in un’intervista rilasciata ieri al RedaktionsNetzwerks Deutschland, ha affermato che, per il momento, non vede alcun motivo valido per cui l’Europa dovrebbe rimuovere le sanzioni emanate contro la Russia, stabilite da Ue e Stati Uniti in seguito al sostegno fornito dal Cremlino ai ribelli secessionisti che combattono nell’Ucraina orientale ed all’annessione della Crimea al territorio della Federazione Russa, decisa con un controverso referendum indetto poco dopo l’invasione della penisola da parte delle forze di Mosca.
Secondo la Merkel infatti la Russia, dopo aver scatenato una grave crisi, non starebbe rispettando il Protocollo di Minsk, firmato il 5 settembre 2014 dai rappresentanti del governo russo, ucraino oltre che di quelli delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, istituite dai ribelli secessionisti nell’Ucraina orientale.
Tra le condizioni dell’accordo sono infatti compresi l’immediato cessate il fuoco, la concessione di uno status speciale temporaneo alle regioni controllate dai ribelli filorussi, il rilascio degli ostaggi catturati illegalmente, l’impegno da parte del Cremlino di interrompere i finanziamenti ai secessionisti ed il disarmo di questi ultimi, ai quali sarà però garantito un parziale salvacondotto per le loro azioni, a questo si aggiunge l’appoggio al personale dell’Osce (Organization for Security and Co-operation in Europe), al quale dovrà essere concesso di monitorare le aree interessate dai combattimenti ed i confini con la Russia.
La cancelliera, che afferma di fare tutto il possibile, insieme al presidente francese Hollande, per indurre i quattro soggetti interessati a collaborare, ha però constatato che per ora non sono stati fatti progressi e che l’impegno nell’applicazione degli accordi sarà il metro di valutazione per la conferma o la sospensione delle sanzioni nei confronti di Mosca, riguardanti il commercio di articoli militari, di generi alimentari (deciso dal Cremlino) ed il settore finanziario.
Nonostante queste misure prese dai paesi occidentali abbiano provato notevolmente l’economia russa, che ha subito un colpo ancora più duro in seguito al crollo del prezzo del petrolio (pilotato dall’Opec e dagli Usa in chiave anti-russa), questo muro contro muro prosegue ormai da due anni senza comunque aver fatto cedere di un passo il Cremlino.

