di Enrico Oliari

La decisione della Svezia e di altri paesi di sospendere Schengen per far fronte al cospicuo arrivo di profughi ha portato oggi ad un incontro a Bruxelles tra i rappresentanti dei ministeri degli Interni di Germania (Ole Schröder), Danimarca (Inger Stojber) e Svezia (Morgan Johansson), al quale era presente il commissario Ue agli Affari interni Dimitris Avramopoulos.

La preoccupazione è che la sospensione di Schengen, attuata anche da Austria, Norvegia e Francia, possa rappresentare la rimessa in discussione dell’accordo sulla libera circolazione delle persone o comunque rappresentare un precedente che indebolisce uno dei principali pilastri dell’Unione Europea. D’altronde in Svezia, paese che ha sempre dato accoglienza ai profughi, sono state oltre 160mila le domande di asilo presentate nel solo 2015, su una popolazione di nove milioni e mezzo di abitanti.

L’incontro è stato comune definito “costruttivo”, per quanto manchino ancora nel contesto europeo soluzioni radicali e condivisibili, come ad esempio sulla ricollocazione dei richiedenti asilo, oppure hub efficienti di smistamento degli arrivi fra chi è in fuga da guerra e persecuzioni (e quindi è destinatario della protezione internazionale) e chi invece giunge in Europa per motivi economici, come la fuga dalla povertà.

I tre hanno sottolineato che persiste la mancanza di una visione comune e quindi di una soluzione radicale, per cui, come ha affermato Ole Schröder, “gli stati membri sono costretti ad intervenire da soli”. “Difatti – ha continuato il rappresentante tedesco – il controllo delle frontiere esterne non funziona, in particolare tra Grecia e Turchia; le registrazioni non vengono effettuate; i ricollocamenti non vanno avanti”.

Per spiegare quanto incida il problema sul suo Paese, lo svedese Johansson ha messo sul tavolo le cifre: 26mila minori non accompagnati in quattro mesi, cifra che si de tradurrà in “mille classi scolastiche”. Nello stesso periodo di quattro mesi si sono registrati a Stoccolma 115mila casi di rifugiati, e “Non vogliamo che si ripeta”.

La danese Inger Stojber ha fatto sapere che Copenhagen potrebbe arrivare ad introdurre i controlli d’identità dei passeggeri dei messi pubblici.

Da Avramopoulos è arrivata la garanzia che Bruxelles farà pressione perché vengano attuate le decisioni prese dai governi europei, cioè di creare hub efficienti (in dicembre l’Italia è stata richiamata per la mancata applicazione del regolamento sulla registrazione dei migranti con la presa delle impronte digitali), la blindatura delle frontiere esterne e la riduzione della causa dei disagi specialmente laddove la situazione è al collasso, come le isole greche.

Intanto si vocifera di una nuova frontiera su cui presto potrebbero essere introdotti i controlli, cioè quella italo-slovena. In proposito Avramopoulos ha commentato che “Non abbiamo informazioni a proposito. E’ un’idea ma non credo sia sul tavolo”.