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Nei mesi scorsi diversi esponenti del governo giapponese, fra i quali lo stesso premier Shinzo Abe, si sono recati in visita al santuario shintoista Yasukuni di Tokyo mandando su tutte le furie la Cina e la Corea del Sud; non potendosi recare di persona, lo scorso 21 aprile Abe ha mandato al santuario un albero, gesto che non ha calmato l’esasperazione dei due vicini.

A Yasukuni è custodito il Libro delle anime di quasi 2,5 mln di caduti, tra i quali 14 criminali di guerra di Classe A (crimini contro la Pace) e 1.068 condannati per crimini di guerra, coinvolti anche in massacri durante l’occupazione della penisola coreana e della Cina.

La politica di Abe sembra tuttavia essere quella del tizio che dà un colpo al cerchio ed uno alla botte, tanto che oggi lo stesso premier ha annunciato che, come è già avvenuto in passato o è stato fatto dai suoi predecessori, il prossimo 15 agosto formulerà nuove scuse nei confronti dei paesi aggrediti durante la Seconda guerra mondiale.

Il 15 agosto è il 70mo anniversario della capitolazione senza condizioni del Giappone: “Durante i 70 anni trascorsi dalla fine della guerra – ha spiegato Abe in una conferenza stampa tenuta presso la città di Ise – il Giappone è progredito come nazione pacifista e ha portato un grande contributo alla pace, allo sviluppo e alla democratizzazione nell’Asia Pacifico e nel mondo”.